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Archive for 27 marzo 2006

Speranza e sofferenza

Oggi, forse per la prima volta, vi racconto qualcosa di cui sono competente, almeno un pochino. Non che non creda a tutto quello che scrivo sul blog, ma qui parlo non di idee, ma di esperienze, vissute in prima persona. Vi parlo di una piccola associazione l’Oftal e di una piccolissima iniziativa, una delle tante vendite benefiche in cui in Quaresima potete imbattervi. Un iniziativa piccola, locale, ma importantissima per chi questa associazione vive e crede alla sua missione.
L’inziativa è semplice: vendiamo uova di cioccolato il cui ricavato serve per accompagnare a Lourdes malati che desiderano andarci, ma che non hanno i soldi per farlo. Nel mondo laicista fatto di scientismo e buoni proposito è una cosa da poco, una di quelle iniziative buone solo per le pie donne. Eppure per tanti è così importante da metterci la faccia, le braccia e la voglia di fermare i passanti non solo per chiedere loro soldi, ma per proporre un esperienza, di pellegrinaggio e di servizio. E’ necessario metterci tutto l’impegno che si può perchè a differenza di più grandi e nobili associazioni nessuno ci conosce e nessuno è disposto, a priori, a darci una lira, pardon un euro. Eppure con l’impegno di tutti ogni anno si va avanti, si cresce e si continua.
Se trovate borghese o  spocchioso l’esercizio della Carità, fermatevi qui, altri blog parleranno di dolce morte, di magnifiche sorti e progressive della Scienza. Io voglio parlare solo di quanta speranza e felicità possa nascere da un amicizia tra un sano e un malato e di una realtà in cui sano e malato quasi si confondono.
Io ero in piazza sabato e domenica a chiedere soldi, cosa che odio. Ma c’ero e motivato, perchè a Lourdes, in un pellegrinaggio, al servizio dei malati mi sono inbattuto in un diverso modo di vivere.
No, miracoli nel senso fisico del termine non ne ho visti, però ne ho sperimentati: i miracoli del cuore, i miracoli della gioia. Ho visto tanti partire stanchi, tristi e affaticati tornare sereni, anche lieti. E non è suggestione. Perchè la prima volta si parte con le buone intenzioni, si va ad aiutare chi soffre, quasi che due braccia bastassero a portare la felicità; si torna con la sensazione di avere dato poco e ricevuto molto e con la consapevolezza che un sorriso e un abbraccio valgono più di mille discorsi. Si parte da sani, o presunti sani e si torna con la conoscienza di essere anche noi a nostro modo malati, con le nostre sofferenze, i nostri drammi, ma con le stesse speranze e lo stesso impellente desiserio di felicità delle persone che si sarebbero dovute aiutare.
Quello che si scopre è che malati o sani, siamo tutti uomini, tutti uguali seppur diversissimo; con opportunità diverse, ma con la stessa digintà e gli stessi desideri. Paradossalmente ci sia accorge di come noi, sani, in realtà ci impegnamo meno di chi sano non è, perchè loro fanno tutto quello che possono con il massimo dell’impegno, mentre noi cerchiamo spesso di vivere di rendita, di ottenere il massimo con il minimo impegno.
A Lourdes ho visto guarire tanti, compreso me stesso, anche se non ho visto guarire nessuno, ho scoperto che il mio impegno, il mio sorriso, la mia voglia di fare possono fare più di ogni istituzione, di ogni ente o organismo, che per essere felice devo provare ogni giorno a dare il massimo, perchè dall’impegno della mia libertà e non dall’ organizzazione di altri può venire qualcosa di buono per la vita. A Dio piacendo, sempre. Per questo ero in piazza, per questo sono qui a scrivere perchè la speranza nella sofferenza è misteriosamente possibile. Io l’ho vista.
 

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