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Archive for marzo 2006

Speranza e sofferenza

Oggi, forse per la prima volta, vi racconto qualcosa di cui sono competente, almeno un pochino. Non che non creda a tutto quello che scrivo sul blog, ma qui parlo non di idee, ma di esperienze, vissute in prima persona. Vi parlo di una piccola associazione l’Oftal e di una piccolissima iniziativa, una delle tante vendite benefiche in cui in Quaresima potete imbattervi. Un iniziativa piccola, locale, ma importantissima per chi questa associazione vive e crede alla sua missione.
L’inziativa è semplice: vendiamo uova di cioccolato il cui ricavato serve per accompagnare a Lourdes malati che desiderano andarci, ma che non hanno i soldi per farlo. Nel mondo laicista fatto di scientismo e buoni proposito è una cosa da poco, una di quelle iniziative buone solo per le pie donne. Eppure per tanti è così importante da metterci la faccia, le braccia e la voglia di fermare i passanti non solo per chiedere loro soldi, ma per proporre un esperienza, di pellegrinaggio e di servizio. E’ necessario metterci tutto l’impegno che si può perchè a differenza di più grandi e nobili associazioni nessuno ci conosce e nessuno è disposto, a priori, a darci una lira, pardon un euro. Eppure con l’impegno di tutti ogni anno si va avanti, si cresce e si continua.
Se trovate borghese o  spocchioso l’esercizio della Carità, fermatevi qui, altri blog parleranno di dolce morte, di magnifiche sorti e progressive della Scienza. Io voglio parlare solo di quanta speranza e felicità possa nascere da un amicizia tra un sano e un malato e di una realtà in cui sano e malato quasi si confondono.
Io ero in piazza sabato e domenica a chiedere soldi, cosa che odio. Ma c’ero e motivato, perchè a Lourdes, in un pellegrinaggio, al servizio dei malati mi sono inbattuto in un diverso modo di vivere.
No, miracoli nel senso fisico del termine non ne ho visti, però ne ho sperimentati: i miracoli del cuore, i miracoli della gioia. Ho visto tanti partire stanchi, tristi e affaticati tornare sereni, anche lieti. E non è suggestione. Perchè la prima volta si parte con le buone intenzioni, si va ad aiutare chi soffre, quasi che due braccia bastassero a portare la felicità; si torna con la sensazione di avere dato poco e ricevuto molto e con la consapevolezza che un sorriso e un abbraccio valgono più di mille discorsi. Si parte da sani, o presunti sani e si torna con la conoscienza di essere anche noi a nostro modo malati, con le nostre sofferenze, i nostri drammi, ma con le stesse speranze e lo stesso impellente desiserio di felicità delle persone che si sarebbero dovute aiutare.
Quello che si scopre è che malati o sani, siamo tutti uomini, tutti uguali seppur diversissimo; con opportunità diverse, ma con la stessa digintà e gli stessi desideri. Paradossalmente ci sia accorge di come noi, sani, in realtà ci impegnamo meno di chi sano non è, perchè loro fanno tutto quello che possono con il massimo dell’impegno, mentre noi cerchiamo spesso di vivere di rendita, di ottenere il massimo con il minimo impegno.
A Lourdes ho visto guarire tanti, compreso me stesso, anche se non ho visto guarire nessuno, ho scoperto che il mio impegno, il mio sorriso, la mia voglia di fare possono fare più di ogni istituzione, di ogni ente o organismo, che per essere felice devo provare ogni giorno a dare il massimo, perchè dall’impegno della mia libertà e non dall’ organizzazione di altri può venire qualcosa di buono per la vita. A Dio piacendo, sempre. Per questo ero in piazza, per questo sono qui a scrivere perchè la speranza nella sofferenza è misteriosamente possibile. Io l’ho vista.
 
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Non sto parlando della Ferrari, sia chiaro, nè della Fiat o di Confindustria. Ieri Montezemolo ha chiesto il silenzio stampa agli associati a Confindustria perchè  “ sono in atto tentativi senza precedenti di strumentalizzare Confindustria“.  Questo appello riporta in gioco il non-senso della mutua indipendenza tra poteri economici e politici, indipendenza cui penso non creda più nessuno, nemmeno chi se ne fa portatore. Ora è lapalissiano che Confidustria sia una lobby (come sindacati e altre associazioni di categoria) e quindi cerchi di condizionare il potere politico; altrettanto evidente è che la politica ha tutto l’interesse di affermare la propria sintonia con tale associazione e in tal modo la strumentalizzi, la faccia, cioè, suo strumento.

L’appello di Montezemolo mi sembra un pò come quando tra bambini che giocano, quello che ha portato il pallone, vince e riesce a fare quello che vuole si accorge ad un certo punto che sta per perdere il controllo dell sitazione e dice ” il pallone è mio e io non gioco più”,  rovinando il gioco a tutti. Montezemolo si è accorto che Berlusconi gli ha rovinato il gioco e decide che non si gioca più.

Ma qual’è il gioco di Monetzemolo? Qui mi addentro nella fantapolitica. Io la vedo così. Montezemolo vuole fare il grande passo, vuole passare da un ruolo di condizionamento indiretto, al ruolo di leader poltico. Con gli attuali schieramenti la cosa diventa impossibile per cui… il sogno è che la sinistra vinca e la destra faccia fuori Berlusconi ( basta leggere qua per capire quanto il terreno sia pronto). Ma il buon Luca lo sà che questa sinistra non potrà durare più di un anno, cadrà e spera, sogna, lavora per creare il Grande Centro con a capo nè Casini, nè Rutelli (troppo legati alla recente politica bipolare), ma un uomo “nuovo“, “serio“, vergine alla politica… sì proprio lui: Luca Cordero di Montezemolo! In fondo, quello politico è uno dei pochi poteri che gli mancano.

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Normalità e anomalia

Sono giorni strani quelli di campagna elettorale. Almeno per me. Leggo tanto su blog e giornali di politica, capisco non tutto, ma cerco di confrontarmi, di prendere posizione, di approfondire e farmi un idea. Non sempre ci riesco e non sempre ne ho voglia. Ogni mattina mi alzo, vado a lavorare e mi prefiggo di non parlare di politica. Il perchè è presto detto: ogni volta che parlo di poltiica c’è sempre qualcosa che mi disturba.
Per prima cosa la maggior parte delle persone con cui parlo non ha la minima idea delle cose che dice. La cultura politica del mio interlocutore medio si riduce a qualche titolo di Corriere (al limite anche le prime tre righe) o di Repubblica, le idee a quelle del più recente editoriale del giornalista di grido di riferimento. Questo perchè il mio interlocutore medio si professa di Sinistra. Non meglio va quello di destra (razza in via di estinzione), che prende per assoluta verità ogni notizia di Libero o del Giornale e il vangelo secondo Bonaiuti e Schifani (con anche le versioni aprocrife di Calderoli, Alemanno o Follini).
In ogni caso, non essendo io un professionista, cerco di evitare di spararle grosse quando non sono in grado di motivare le mie affermazioni e per lo meno provo ad argomentare. Non sempre ci riesco ma ci provo.
Ora, in tutti i discorsi cui partecipo ho notato qualche costante di cui ho già parlato: la politica da tifosi. Non importa che Berlusconi o Prodi dicano cosa che condivido, in realtà non importa affatto il merito delle loro uscite, se sto con loro hanno ragione. Punto. Mi spiegate come si può parlare di politica così? (Altra cosa che disturba enormemente il mio inquieto vivere).
Altro aspetto comune (destra o sinistra non cambia): Berlusconi è un anomalia. Molti lo amano, molti lo odiano. Tutti in fondo in fondo lo invidiano. In ogni caso se si parla di lui si finsice per scaldarsi. Non succede per Prodi, non succede per FIni, Casini o Bertinotti. Nessun politico riesce a toccare le corde profonde della nostra reazione.
Per arrivare al nocciolo del post (eh eh potevo anche fare un introduzione più breve! 😉 ) questa campagna elettorale ha un punto fisso: eliminare l’anomalia, riportare la normalità. Questa anomalia si chiama Silvio Berlusconi, la normalità tutto il resto. La normalità è lasciare che la politica non ci disturbi non ci muova, insomma, non ci appassioni; normalità è lasciare che la politica la faccia la politica e i cittadini tornino a occuparsi delle loro cose perchè la serietà è finalmente tornata al governo.
I vertici di tutte le corporazioni sono con la sinistra. Perchè? In fondo in questi 5 anni di governo nessuna di loro è stato profondamente toccata, nè tanto meno ridimensionata. Questo governo ha fatto molto poco in ambito di liberismo. Non ha in sintesi modificato l’aria statalista dell’Italia. Ma c’è un mah… l’unico pericolo, l’unico rischio che le cose cambino in senso liberista è lui e non perchè sia un liberista convinto (lui dice di esserlo, ma al momento non l’ha dimostrato), perchè è imprevedibile, perchè non fa le cose con serietà, perchè al limite della gaffe dice sostanzialmente sempre quello che pensa. Io non so bene cosa si possa definire liberismo, so però che il metodo “serio” della concertazione, del creare autority, di assistere il cittadino dalla culla alla tomba, insomma il modo di fare politica di tutte le forze tradizionali, chiamiamolo normalità non ha nulla di liberista. Perchè parte dal presupposto che tutto deve dirigere lo stato, tutto regolare e in fin dei conti tutto decidere.
A questa normalità asfittica preferisco l’anomalia, sarà un vento a tratti puzzolente, ma almeno muove l’aria della palude in cui è finita da troppi anni la poltica italiana e per lo meno va in una direzione.

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Bene, bene ieri c’è stato il tanto atteso e agognato duello. Non sto parlando di Inter-Ajax, ma della vera partita: qeulla tra Berlusconi e Prodi.
Oggi tutti i giornali e quasi tutti i bloggers hanno dato i loro pareri, i loro voti. Hanno riportato i commenti dagli spogliatoi. La sinistra, che si crede la Juve, ha già detto di avere in mano lo scudetto, almeno per 5 anni. La destra sostiene di aver vinto, ma parte il gioco a smarcarsi delle tre punto, proficuo quanto un autogol all’ultimo minuto.
In realtà, per come la vedo io ognuno ha vinto, ma solo nel suo ambito. Sia Prodi che Berlusconi hanno vinto a loro modo. Prodi coerentemente con il suo programma è stato generico, ma ha lanciato sul futuro, sproloquiato di unità nazionale, cercato di affermare la serietà come valore (la sua parola più ricorrente), in più come ogni elettre di sinistra ha sostenuto che il nostro è un paese allo sfacio.
Berlusconi ha difeso a spada tratta il suo operato, ha sparato numeri manco fosse all’estrazione del lotto, ha attaccato dove doveva, ma non ha bucato lo schermo.
Con ciò ognuno ha fatto più o meno quello che si aspettavano i suoi sostenitori.
In ongi caso è stao un duello inutile e quasi tutte le analisi si fermano ai discorsi da bar sport e a riportare i giudizi di diverse tifoserie. Io non ne posso più. Il nostro paese è allo sfascio (io non ci credo e nemmeno lo vedo lo sfascio, ma diamo per vero quel che dice la sinistra) e si parla di dettagli. La posta in gioco è ben altra, a mio modesto parere, e non è venuta a galla se non in pochi momenti durante il dibattito e mai nella ridda di processi alla Biscardi messi in piedi da chiunque abbia commentato.
Berlusconi lo ha detto, ma non ci credeva molto neanche lui. Lo scontro è tra due diverse visioni dello Stato. Lui è per lo Stato leggero, Prodi dice di esserlo. Al primo posso credere, il secondo mi fa ridere. La sfida è tra il sogno del centro sinistra di uno stato che decide qule sia il bene comune e lo persegue con serietà, reperendo risorse dal cittadino, dando poi più o meno servizi, centralizzando l’educazione, la sanità e tutto quello che riguarda la vita sociale. Per fare questo ha bisogno di apparati intermedi, di dialogare per giustificare ciò che fa, di commisioni, assemblee e chi più ne ha più ne metta. Perchè lo stato sa meglio del cittadino (bue e zotico ai loro occhi, non per altro circa meà dei cittadini votano Berlusconi) qual’è il suo bene.
Io alla bufala del bene comune non credo. Il bene comune consiste nel bene individuale dei singoli che compongono la società, per cui non può esistere un bene comune che non parta dal mio e dal tuo bene. E lo Stato, nessuno Stato, può decidere per me quale sia. Un esempio è la proposta del Servizio Civile obbligatorio. Prodi ha sostenuto che fa bene ai giovani. Ma lasci che siano i giovani a deciderlo! Io ho fatto e faccio volontariato, mi metto al servizio degli altri in maniera gratuita, ma il bello è che è una mia decisione, una mia scelta e per questo ci metto il cuore, l’anima e il cervello. Se mi fosse stato imposto l’avrei fatto con fastidio e sicuramente avrei imparato meno di quanto abbia capito in qiesti anni al fianco dei malati a cui devo la gran parte della mia formazione umana. La solidarieà non può certo essere imposta per legge.
Dall’altro lato quello, a destra, vorrei vedere di più i segni di uno Stato leggero. Questi 5 anni passati non lo hanno portato, ma forse c’è speranza. Io ci credo e per questo voterò lì. Perchè vorrei essere io a decidere come educare i miei figli, come spendere i miei soldi, come provvedere al mio futuo e alla mia pensione. Perchè ogni scelta che ho fatto nella vita mi ha aiutato a crescere e a maturare e se mi fosse stata imposta, se lo stato si fosse preso la delega delle mie scelte, credo che sarei meno libero. Per cui spero in Berlusconi, spero nello stato leggero che garantisca il minimo di servizi sociali, che deleghi ad altri (organismi, aziende, associazioni) quello che possono fare meglio di lui e con meno risorse. Le opere pubbliche non sono il cuore della discussione, queste elezioni si possono vincere o perdere, ma quello che importa è capire il quadro di un progetto di lungo periodo che ci faccia passare dal dire “Piove, governo ladro” a “Porca vacca, ho dimenticato l’ombrello”.
Infine, profesor Prodi, non sarà il suo governo a potermi rendere felice, ma le mie scelte e, a Dio piacendo, le circostanze che la vita mi porterà ad affrontare.

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Poco tempo

In questi giorni c’è poco, pochissimo tempo per scrivere. Solo una comunicazione. Watergate (non più 2000, da un pò) ha cambiato casa ! Visto che vale sempre la pena di leggerlo, aggiornate il link!!

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Ieri il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana ha parlato davanti al congresso americano. Non vi nascondo che avevo paura. Avevo paura che dicesse qualcosa di inopportuno, che tirasse in ballo questioni interne in un contesto inopportuno. E invece è stato perfetto, ha detto tutto quello che potevo sognare dicesse, ha trasmesso l’ammirazione per quello che gli Stati Uniti rappresentano, per quello che hanno fatto e che fanno, ha descritto bene il suo concetto di Europa, le sfide del futuro. E’ stato proprio bravo. Forse non avrà detto nulla di nuovo, ma non ha dimenticato nulla di importante. Io sono filo-americano e non me ne vergogno, mi sento più a casa negli USA che in Francia, mi sento più simile ad un americano che ad uno svedese, ma rilegendo il discorso di Berlusconi non posso che condividerlo. In tutti. Oggi sono orgoglioso di lui, non mi era quasi mai successo. Oggi sono ancora più orgoglioso di essere italiano.
Ma… sì c’è sempre un ma. Ma poi leggo le reazioni dei politici italiani e non sono più orgoglioso del mio paese. Il nostro paese è in preda alla perversione da campagna elettorale. Tutti contro tutti. E’ una situazione consueta, non siamo ma i d’accordo su nulla. In media 50% a favore e 50% contro ogni cosa, perchè la politica è un gioco e il contetto di Nazione non esiste. Siamo sempre perennamente in campagna elettorale e ora pure in demenza da par condicio.
Non importa che il rappresentante di TUTTA l’Italia parli davanti al parlamento della più grande nazione democratica, che parli a nome di tutto il suo popolo. Perchè c’è la par condicio, perchè ci sono le elezione. Tutto ridotto ad uno spot elettorale. Tutto ridotto a violazione della par condicio.
Ecco un pò di frase, prese qua e là. Perversioni da campagna elettorale.
Francesco Rutelli: “Quando parla il mio presidente del Consiglio, io mi sento italiano e non faccio polemiche inutili, ma a poche settimane dalle elezioni avrei preferito che Berlusconi non parlasse, al Congresso, da leader di Forza Italia, ma come premier italiano”
Romano Prodi. “Non conosco il discorso che il presidente Berlusconi ha fatto al Congresso degli Stati Uniti, ma se qualcuno dice che è stato un discorso non europeista non mi sorprende perchè lui non lo è, nel caso ha detto solo la verità”.

Franco Giordano (PRC): “Con il suo l’intervento il presidente del Consiglio mostra chiaramente la totale subalternità, se non un vero e proprio servilismo, al modello economico, sociale, e soprattutto alla guerra prodotta dagli Stati Uniti”

Alfonso Pecoraro Scanio: “Il viaggio di Berlusconi negli Usa assomiglia sempre di più ad uno show hollywoodiano, un film propagandistico per raddrizzare una campagna elettorale che non sorride alla Cdl”.

Piero Fassino: «Non credo che il discorso di Berlusconi basti a cancellare la crisi profonda in cui versa l’Italia soprattutto dopo il fallimento di cinque anni di governo che oggi sono resi evidenti dai dati che l’Istat ha fornito sull’andamento dell’economia italiana nel 2005, che è crescita zero. Non basta andare negli Usa e farsi benedire da Bush per rimediare a questi cinque anni nei quali il centrodestra non è stato in grado di onorare il processo di crescita e di sviluppo con cui aveva vinto nel 2001 e che ha largamente deluso in questi cinque anni».
Unità web: Imbarazzante. Forse nessuna parola meglio di questa può definire l’apparizione in diretta tv del premier italiano davanti al Congresso degli Stati Uniti. Imbarazzante non tanto per il claudicante inglese dell’incipit del suo discorso, quanto per il fatto che in venti minuti di discorso non ha detto assolutamente nulla. Salvo ribadire la sua incondizionata e genuflessa ammirazione non tanto per la democrazia americana, ma piuttosto per la politica dell’amministrazione Bush. Non a caso ha ribadito il suo impegno a lottare contro le forze del male, la sua convinzione che la democrazia si esporta anche con le armi. Il tutto condito da patetici siparietti personali, di lui con Putin e Bush a lavorare per la pace nel mondo. O ancora lui che, al G8 di Genova si commuoveva a vedere antichi nemici parlarsi, naturalmente grazie alla sua sapiente e fondamentale regia. Ma, al di là del poco merito del discorso di Berlusconi, l’imbarazzo vero era per il gigantesco spottone che gli ha fornito una delle sue televisioni di famiglia, Canale 5: quaranta minuti di diretta durante i quali l’unica cosa che si è vista e sentita sono stati gli applausi della platea dove non c’erano solo parlamentari Usa ma anche un consistente manipolo di italiani opportunamente selezionati.”
Nell’ordine il democratico Rutelli, dice di non voler far polemica, ma la fa. Prodi come al solito non dice niente e parla per sentito dire. Rinfondazione Comunista comincia a dettare le linee guida della politica estera dell’Unione. Pecoraro Scanio non riesce ad uscire dall’ossessione della par condicio. Fassino non avendo molto da dire sul discorso parla d’altro, giusto per far polemica. L’Unità (ma anche Capezzone) se la prende con l’Inglese stentato fa finta di non vedere i Democratici applaudire e domani probabilmente sosterrà che gli applausi erano registrati, c’erano solo italiana idioti forzitalioti travestiti da americani.
La sensazione è che a parte PRC non avendo molto da dire sui contenuti si invochi la par condicio per invidia, perchè pur non essendo uno spot, è stata un occasione che indubitabilmente mostra come l’Italia in questi ultimi 5 anni abbia avuto una politiche estera coerente, Atlantica e occidentale, abbia migliorato i rapporti con gli Stati Uniti, abbia messo in crisi l’idea di un Europa alla Francese e sia stata alleata serie e affidabile. Ma per una volta forse, invece che parlare d’altro non potevano stare zitti? Non si poteva per una volta dire semplicemente che la nostra Italia è stata apprezzata ed applaudita da tutto il Congresso degli Stati Uniti?
No. Non si poteva. Sono tutte le perversioni della campagna elettorale.
UPDATE: consiglio di leggere sul tema anche Lexi e il sempre ottimo Watergate
UPDATE/2: anche Robinik su B4CdL non scherza. Da leggere.

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Cosa sono le 281 pagine di programma di Romano (da Tempi)

Ipotesi A – Un programma che prevede quasi tutto e quasi niente. Va preso e va rifatto. Altrimenti è facile preconizzare un leader debole e un governo incocludente – Riccardo Illy, Unione, Presidente Regione Friuli Venezia-Giulia, Ansa 13 Febbraio
Ipotesi B – Un programma chiuso, varato e firmato. Non è che uno alza la mano e ci rimettiamo a scrivere. – Fausto Bertinotti, Unione, Segretario PRC, La Repubblica 13 Febbraio
Ipotesi C – L’ira di Chiamparino: meglio perdere che la confusione. E’ meglio rischire di perdere le elezioni con un programma chiaro che vincerle con mediazioni politicistiche che non consentono poi di governare. – Sergio Chiamparino, Unione, Sindaco di Torino, La Repubblica 13 Febbraio
Ipotesi D – La frustrazione di Prodi – Financial Times 10 Febbraio
Ipotesi E – Il più lungo biglietto di suicidio della storia – Times 8 Febbraio

Tratto da Tempi Link

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