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Archive for novembre 2005

Odio l’Ikea

Sia chiaro non c’entra niente la globalizzazione e non amo alcun tipo di boicottaggio. Semplicemente odio il concetto di shopping tipico dell’Ikea.
Ieri, mio malgrado, dopo il lavoro ero lì, per consumare il rito dell’albero di Natale, ma già che c’eravamo perchè non compraer qualcosa d’altro???

Odio l’Ikea,
odio i suoi mobili di cartone (quelli che costano poco)
odio i suoi mobili di lusso( costano troppo )
odio gli innumerevoli gadget
odio le cosine a 50 cent, che fanno schifo, ma costano poco e bisogna comprarle,
odio le piante vendute coi mobili,
odio il ristorante ristorante che ti propinano coi mobili,
odio le famiglie col passeggino che occupano tutti i corridoi (ma i bambini lasciateli a casa!)
odio l’idea di passarci il sabato pomeriggio,
odio le ambientazioni che nessuna casa potrà mai riprodurre
odio l’idea che lì troverai quello che ti serve
odio la coda alla cassa quando hai preso due cose e davanti hai qualcuno che si è rifatto l’arredamento
odio la coda per il parcheggio che comincia (e intasa) la tangenziale già un paio di km prima
insomma…
… spero di tornarci il più tradi possibile!

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Qualcuno ha scritto questo appello:

APPELLO
Se ci fosse una educazione del popolo tutti starebbero meglio L’Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è innanzitutto quella politica e neppure quella economica – a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di “ripresa” del Paese -, ma qualcosa da cui dipendono anche la politica e l’economia. Si chiama “educazione”. Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce la persona, e quindi la società. Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro.Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.Per anni dai nuovi pulpiti – scuole e università, giornali e televisioni – si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere. È diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell’uomo fosse destinato a rimanere senza risposta. È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come sulle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere. Ma la loro noia è figlia della nostra, la loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa. Educare, cioè introdurre alla realtà e al suo significato, mettendo a frutto il patrimonio che viene dalla nostra tradizione culturale, è possibile e necessario, ed è una responsabilità di tutti. Occorrono maestri, e ce ne sono, che consegnino questa tradizione alla libertà dei ragazzi, che li accompagnino in una verifica piena di ragioni, che insegnino loro a stimare ed amare se stessi e le cose. Perché l’educazione comporta un rischio ed è sempre un rapporto tra due libertà.È la strada sintetizzata in un libro cruciale, nato dall’intelligenza e dall’esperienza educativa di don Luigi Giussani: Il rischio educativo. Tutti parlano di capitale umano e di educazione, ci sembra fondamentale farlo a partire da una risposta concreta, praticata, possibile, viva. Non è solo una questione di scuola o di addetti ai lavori: lanciamo un appello a tutti, a chiunque abbia a cuore il bene del nostro popolo. Ne va del nostro futuro.”
Molti, personalità e no (elenco dei primi firmatari qui), lo hanno sottoscritto.
Io nel mio piccolo lo condivido per il mio bene. Di maestri ne ho avuti tanti e molti validi, ma non finisco mai di averne bisogno!

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Oggi è stato annunciato ufficilamente il 67° miracolo avvenuto a Lourdes e riconosciuto dalla Chiesa Cattolica. L’Arcivescovo di Salerno, Mons. Pierro, ne ha dato annuncio oggi. In realtà, come spesso accade (anche se i tempi non sono sempre tanto lunghi), la guarigione scientificamente inspiegabile è avvenuta nel 1952. Un signora, ai tempi quarantenne, partì per Lourdes in condizioni gravissime a causa di una patologia cardiaca. Ricorda oggi: “Non riuscivo più a respirare e dissi a mio fratello che il mio ultimo desiderio era di andare a Lourdes“. Vi arrivò “viva, seppure in una barella“. Venne immersa nell’acqua dell “piscine”:”l’acqua era ghiacciata, ma sentii subito qualcosa che mi bolliva in petto come se mi avessero restituito la vita. Dopo pochi secondi, da che non potevo muovere un passo, mi alzai da sola e presi a camminare, rifiutando l’aiuto dei barellieri che mi guardavano increduli“.
Tornata a casasi fece visitare da un illustre cardiologo dell’epoca che “mi disse che non avevo niente. Che ero sanissima e non si spiegò tutti i certificati e gli esami fatti in precedenza“.
Oggi il miracolo è stato riconoscito dalla Chiesa.

E’ bene sapere che non tutte le guarigioni inspegabili di Lourdes vengono riconosciute come miracoli, non basta infatti che siano scientificamente inspiegabili!! Prova ne è che le guarigioni inspegabili sono un paio di ordini di grandezza dei miracoli riconosciuti e le varie grazie ricevute anche se non scientificamente probabili sono infinitamente di più, almeno per chi crede
…ma questo è un altro discorso.

La morale è che, come dicevano i Blues Brothers: “God works in mysterious ways”!

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