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Archive for ottobre 2006

Stasera si festeggia Halloween. Io vorrei essere capace, come il mio amico Kagliostro, di apprezzarla, spiegarla e farne uno speciale.

La verità è che proprio non ce la faccio. Non la capisco, non mi apartiene. E dire che non sono tanto vecchio da dire frasi del tipo:“ai miei tempi”, “non c’è più religione” e simili. Beh, in effetti, il non c’è più religione potrebbe essere anche corretto, ma questa è un’altra storia.

Io rimango ancorato alle mie tradizioni, a quello che mi è stato insegnato, tramandato, proposto, a quello che è mio. Domani è la festa di Ognissanti. Sia chiaro che le mie ragioni non sono propriamente queste. Semplicemente mi piace il mondo il cui sono crescuito, il vivere il rapporto con la morte (che inevitabilmente prima o poi dovrò affrontare) non in maniera scherzosa o scanzonata,  ma con la speranza che c’è un legame che mi lega ai miei cari passati a miglior vita.

Il giorno dei Santi, e con lui quello dei morti, lo vivo con la gioia, almeno per un giorno l’anno, di essere in comunione, insieme anche fisicamente (in un certo qual modo), con tutti coloro il cui amore mi ha segnato l’anima. Nell’attesa e nella speranza di incontrarli al di là della cortina di fumo che separa questa vita dall’altra.

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Stato di polizia

Se lo dice lui!

 Si attende il commento di Oscar Luigi Scalfaro sul prossimo ddl della magistratura rigurdante la riforma del Parlamento.

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Ne è valsa la pena!

L’ ultimo mese è stato piuttosto concitato. No, non sto parlando delle vicissitudini del Dottor Caos e della sua sgangherata maggioranza, ma della mia vita, cosa per me ben più seria. Ieri ho concluso un lavoro massacrante (che porterà code altrettanto massacranti la settimana prossima), domani comincia la due giorni di cui qui vi avevo accennato. E’ il XVII Convegno Nazionale dei giovani OFTAL. E’ organizzato a Milano (o meglio a Pieve Emanuele, Milano costa decisamente troppo) e vedrà circa seicento giovani, provenienti dalle regioni dove Oftal è presente, confrontarsi sul tema: “Maestro, il tuo amico è malato”. Si parlerà di fede, di amicizia e di malattia. Di malattia non come si parla di qualcosa di estraneo, ma di quelle malattie che accumunano tutti anche coloro che per i canoni comuni possono essere definiti sani. Il tutto nasce, per tutti coloro che parteciperanno, da Lourdes. Una specie di Las Vegas ai piedi dei Pirenei dove circa 150 anni fa ad una ragazzina apparve la Vergine Maria. In quel casino, che la città Lourdes rappresenta, rimane, nel Santuario, un piccola oasi di pace, gioia e serenità che fa passare il bailame che lo circonda in secondo piano. Lì tutti noi abbiamo stretto amicizie, in cinque giorni, ben più profonde di quanto mai avessimo potuto sperare. Perchè? Lì abbiamo passato notti a pregare davanti ad una statua di fattura mediocre posta in una grotta, abbiamo seguito un paio di cerimonie al giorno, ci siamo alzati all’alba per andare a coricarci a notte fonda, abbiamo passato giornate che da sole valgono un mese. Infine, chi più e chi meno, abbiamo intuito (capire sarebbe troppo) che la Fede è parte integrante della nostra vita, non un suo aspetto, ma il collante che da a tutto una possibilità di compimento. La possibilità di sperimentare “il centuplo quaggiù”. Sempre a Lourdes, abbiamo capito di essere malati. Malati nel cuore, nell’anima, nei comportamenti. La cosa buffa, ma il Signore ha un senso dell’umorismo affascinante, è che lo abbiamo capito grazie a quelli che diciamo malati, che diciamo di accompagnare e che, invece, scopriamo essere più insegnanti che semplici compagni di viaggio. Ecco. Di questo si parlerà al Convegno. Per me è già stato splendido, ancora prima di cominciare, perchè mi ha obbligato a vivere, amche a Milano, con la stessa intensità e gioia provata a Lourdes, nonostante circostanza meno favorevoli. In questo mese mi ha guidato la passione, la gioia, sia sul lavoro (nonostante i problemi), sia nel servizio e nell’organizzazione dell’evento. Nonostante la fatica (e forse grazie ad essa) sono felice! Ne è valsa la pena. Ora spero che questo fine e settimana sia, per tutti, il coronamento di questo mese.

P.S. Probabilmente riuscuremo ad organizzare un liveblogging. Vi farò sapere come leggerlo.

Update: potete trovare la cronaca qui!

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Fiumicino o Malpensa

L’idea del Vice Presidente del Consiglio Francesco Rutelli, probabilmente a sua insaputa, non è poi così campata in aria.

 Alitalia ha una marea di problemi da risolvere. Malpensa, che in sè non rappresenta un problema, ma un opportunità, è uno di questi per come la sua gestione è stata concepita dalla compagnia di bandiera.

Il problema, infatti, non è se Malpensa aumenti o diminuisca il suo traffico (problema esclusivamente di SEA e di chi lo gestisce), ma sta nel fatto che l’unico hub di Alitalia, nel senso correttto del termine, è Fiumicino. Su Malpensa negli ultimi anni sono stati concentrati diversi voli con l’intento di drenare passeggeri del Nord Italia da altre compagnie sulle tratte intercontinentali.

 L’idea in sè non era malvagia. E’ stata, però, attuata in modo bizzarro. Ad oggi, infatti, l’unica base di armamento degli equipaggi è Fiumicino. Questo implica che tutti gli equipaggi dei voli da Malpensa debbano partire da Fiumicino per imbarcarsi e decollare a Malpensa. Questo comporta predite per tutti i posti su voli Milano-Roma occupati da equipaggi della compagnia.  Sull’aeroporto milanese Alitalia ha tutto sommato investito poco, sia a livello di infrastrutture, che di equipaggi. La manutenzione è rimasta a Roma e, in maniera operativamente inspiegabile, a Napoli.

 L’idea di Rutelli di riconcentrare tutti il traffico intercontinentale a Fiumicino potrebbe quindi portare benefici, in termini di minori costi, ad Alitalia. Incerto è, invece, l’esito a livello di traffico perchè io stesso piuttosto che andare a Roma (dove tutte le volte che sono passato ho avuto problemi) per prendere un volo a lungo raggio prenderei il mio bel voletto per Francoforte o Parigi spendendo anche meno.

Anche per Malpensa non è detto che un disimpegno di Alitalia sia un male. Il vuoto lasciato da Alitalia, se profittevole, sicuramente sarebbe occupato da altre compagnie con possibili migliori servizi per i passeggeri.

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SGS lascia Tocque-ville.

La decisione è di stamattina, ma in realtà nella mia testa gira da tempo. Non posso che ringraziare tutti per quello che per me ha rappresentato. E’ stata una splendida occasione per conoscere e confrontare idee, per approfondire la realtà del blog cui io (e il mio template lo testimonia) mi sento ancora in parte estraneo.

Io non amo le polemiche, per cui non ne faccio (anche perchè a differenza di altri, ne ho poche ragioni). Mi scuso se poco tempo fa ho dato la mia disponibilità a dare una mano e ora ne esco, ma vita è fatta così.

Esco perchè la città sta screscendo troppo in fretta e, restando in metafora, la piccola tenda, che questo blog rappresenta, comincia a trovarsi a disagio tra grattacieli dell’informazione e SUV della politica.

Questo blog non ha pretese politiche, non vuole cambiare il mondo, non vuole fare informazione seria. Le ragioni sono diverse, ma la principale è che vuole restare un divertimento, un cazzeggio. Insomma, questo blog non vuole diventare una cosa seria. E’ e rimarra per i quattro gatti che lo visitano la via di fuga privilegiata dei miei pensieri, delle mie opinioni, dei miei interessi.

Fuori dalle mura della citta ritroverò (in realtà mai li ho persi) tanti amici. Ad essere sincero esco anche perchè non ci sono più loro e in città tra troppa gente cominciavo a sentirmi solo. Continuerò a seguire Tocque-ville e le sue evoluzioni.

Sicuramente il mio blog avrà meno contatti, ma la cosa non mi interessa. Il cielo della rete lo lascio volentieri alle blogstar, qui piace camminare nei deserti del web e guardare le stelle con il naso all’insù.

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Varie ed eventuali

In questi giorni, il tempo è poco, pochissimo. Il lavoro preme più che mai ed un convegno che sto organizzando con alcuni amici per i prossimi 21-22 Ottobre (ve ne parlerò) toglie il tempo restante. Per non lasciare nullafacenti i miei  amati quattro lettori vi lascio qualche link alla rinfusa.

Il primo: se volete capire un po’ quello sorta di normalità folle che coglie chi torna da un pellegrinaggio a Lourdes con i malati, passate di qui. Ci sono diverse testimonianze, alcune magnifiche, altre un poco più improvvisate, ma tutte hanno qualcosa da dire e, se si vuole, da insegnare.

Secondo. In Airbu sta succedente un mezzo disastro. Dopo i noti problemi dell’A 380, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa. Christian Streiff, nominato CEO di Airbus solo lo scorso luglio, il 9 Ottobre ha rassegnato (mai termine fu più appropriato, NdSGS) le proprie dimissioni. In questa intervista (qui tradotta in inglese) concesssa al quotidiano francese Le Figaro (l’originale francese) spiega le sue ragioni e mette in evidenza tutti i punti critici che una compagnia come Airbus presenta a livello di gestione. Interessante.

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Chi l’ha visto?

Dopo mesi di terrorismo psicologico fatto sbandierando un buco enorme nei conti pubblici, certificato da tanto di due diligence esce un documento dell’Istat ( questo) che mostra, conti alla mano, una situazione sostanzialmente diversa.
 
Chissà se il "povero" Romano Prodi, questa volta, invece che alle sedute spiritiche non si affidi a "Chi l’ha visto?" per cercare di giustificare le proprie parole e azioni.

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