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Archive for aprile 2006

Preghiera del Carabiniere

Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra,
noi Carabinieri d’Italia,
a Te eleviamo reverente il pensiero,
fiduciosa la preghiera e fervido il cuore!

Tu che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice
con il titolo di "VIRGO FIDELIS".
Tu accogli ogni nostro proposito di bene
e fanne vigore e luce per la Patria nostra.

Tu accompagna la nostra vigilanza,
Tu consiglia il nostro dire,
Tu anima la nostra azione,
Tu sostenta il nostro sacrificio,
Tu infiamma la devozione nostra!

E da un capo all’altro d’Italia
suscita in ognuno di noi
l’entusiasmo di testimoniare,
con la fedeltà fino alla morte
l’amore a Dio e ai fratelli italiani.

Amen!

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(AGI) – Roma, 27 apr. – Un convoglio italiano formato da quattro mezzi e’ stato fatto oggetto di un attacco mentre era in trasferimento per rilevare il personale in servizio presso un comando locale della polizia irachena. Uno dei mezzi con a bordo quattro militari italiani (un capitano dell’esercito e tre carabinieri) ed un rumeno appartenente alla forza multinazionale di stanza a Nassiriya e’ stato colpito dall’esplosione. Risultano deceduti quattro militari mentre il quinto versa in gravi condizioni Il mezzo faceva parte di un convoglio di quattro veicoli.
Questa la prima ricostruzione dell’attentato diffusa dall’"Italian joint task force Iraq – Operazione Antica Babilonia".

Secondo un portavoce dell’Esercito italiano, i morti nell’attentato a Nassyriya sono quattro: tre italiani e un romeno. Un quarto italiano versa in gravi condizioni . (da TGCOM).
 
Se potete… almeno oggi, vi prego, risparmiateci il balletto politico del cordoglio peloso e del ritiro immediato… almeno per oggi silenzio e preghiere per chi è morto per portare pace.
 
 

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Storie di liberazione

A guardare le foto della manifestazione di Milano sembrerebbe che l’Italia sia stata liberata grazie ai comunisti… un tripudio di bandiere rosse, di CGIL, di partiti ex- post- neo- comunisti. Il tricolore appare solo come effetto ottico tra qualche capello bianco, le bandiere rosse e quelle verdi dell’Ulivo, con poche eccezzioni e pochissimi tricolori. E’ così difficile far sì che una festa italiana sia colorata dal solo tricolore? E’ così difficile uscire dall’alone mitico dell’antifascismo a 61 anni di distanza?
 
Io non c’ero, sono nato in una nazione libera. Mio padre è nato durante la guerra, nel ’40 e poca memoria aveva dei tempi della guerra, mia madre è nata a guerra finita, in un paese quasi pacifico. Le uniche testimonianza che ho sono quelle dei miei nonni.
Mio nonno paterno, ha fatto la guerra, è stato mandato in Russia ed è roccambolescamente tornato con uno degli ultimi convogli, dopo l’8 settembre non sapeva cosa fare. Non amava i fascisti, non voleva rientrare nella RSI, ma allo stesso tempo proprio non se la sentiva di combattere contro i compagni di tante sventure durante la guerra, ne di mettere in pericolo sua moglie e i suoi figli. E’ scappato in Svizzera e lì è rimasto internato fino alal fine della guerra. Non era un eroe? Forse no. Ma era un uomo buono e semplice, uno di quelli che hanno ricostruito l’Italia e in Svizzera ha continuato il suo diario, pagine non piene di odio, ma di amore, per suo moglie i suoi figli e la sua patria. Non ha passato qui due anni in alberchi lussuosi, ma in campi poco dissimili da qulli di prigionia affrontando il non troppo velato disprezzo di tanti svizzeri. Eppure sono lì, quelle pagine piene di amore, che tanto da bambino mi hanno commosso, in cui anche nel dramma della Russia non racconta di una guerra triste, che pur rimane sullo sfondo, ma dei suoi amori, a casa, ad aspettarlo. Era un eroe, dico io, un uomo buono, che sapeva cos’era il giusto e cosa no. Un uomo semplice, lontano dalle ideologie e con a cuore le sue uniche ricchezze: moglie e figli.
Mio nonno materno la guerra non l’ha fatta. Insufficienza toracica. E’ rimasto in Italia con tutte le difficoltà del caso. Non era fascista, non aveva la tessera di partito e trovare un lavoro per mantenere i suoi tre figli (poi divenuti sei) non era facile. Dopo l’armistizio è stato nascosto in un solai per quasi due anni. I tedeschi lo volevano morto, lui ingegnere, i valenti partigioni dell’alessandrino pure, perchè era "ricco". Lui non ne ha mai parlato, di quei tempi, ma tutt’ora più che novantenne, mia nonna appena viene buio si barrica in casa, spranga porte e inferriate, perchè ha paura, ricorda quei tempi e le ronde degli uni e degli altri che per ragioni diversamente sbagliate volevano la pelle della sua famiglia. Non era un eroe? Forse no, nemmeno lui. Non ha mai abbracciato un fucile, nè per aggredire nè per difendersi, ma ha suo modo ha aiutato a ricostruire l’Italia, con le sue idee e le sue amate macchine che dopo la guerra nessuno voleva perchè la sua azienda aveva un nome vagamente tedesco. Mio nonno non è un eroe, ma ha lottato anche lui per amore di sua moglie, che anche oggi a 102 anni, sentendo poco e vedendo meno, cerca con una dolcezza che poche volte nella mia vita ho avuto la fortuna di incontrare.
La liberazione per me sta in queste storie drammatiche, che non fanno audience e che nessuno racconterà mai, ma questa è la mia storia. E’ la storia di mia nonna paterna, monarchica, ma non fascista, cha mai ha votato per la Repubblica, perchè lei "amava" il re e considerava una carognata mandarlo in esilio. Eppure era fiera di essere italiana per lo meno quanto me.
Questo è per me il 25 Aprile, sono i pochi ricordi rimasti dei miei nonni. Non ci sono bandiere rosse, ne camicie nere, solo amore, solo dolore vissuto con sacrificio, per il bene proprio e dei propri cari e per il bene comune. Per me la libertà dell’Italia sta nell’esempio di chi ha lavorato, in silenzio, per donarmi quest’Italia. Non sono eroi, ma mio nonno che mi cantava il Testamento del Capitano come ninna nanna, era più italiano e democratico di tanti che oggi inneggiano alla liberazione con gli occhi delle bandiere rosse e la mente annebbiata dall’ideologia.

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Sedie e ballerine

Art. 63.
Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza.
 

Art. 83.
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.


 

Da alcuni giorni assistiamo all’inarristabile gioco della sedia tutto interno alla sinistra. In gioco ci sono le principale cariche istituzionali della nostra disastrata Repubblica. Della maestà della legge e della costituzione in fondo non si preoccupa nessuno, tanto che si arriva dire, come ha ieri D’Alema, « Ci rimetteremo alle decisioni di Prodi, ma se Prodi deciderà di candidare il leader di Rifondazione Fausto Bertinotti, lo voteremo», che sotanzialmente affida a Romano Prodi l’onore e l’onere di scelgliere il Presidente della Camera e di conseguenza quello del Senato. E’ chiarissimo come siano in gioco i delicati equilibri dell’Unione, ma fa un pò specie come, chi difende a spada tratta la legge e la costituzione (meglio che su di essa non mi esprima, visto che mi vergogno di vivere in una "Repubblica basata sul lavoro"!!!!!!), pur rispettandola nella forma se ne fotta della sostanza: il paese è mio e lo gestisco io. Si, il discorso è vagamente moralista, ne convengo, e in balletti per poltrone non si è certo lesinato nemmeno il Cdx, ma mai, che io ricordi, si era arrivati a dire che il futuro premier ha la facoltà di nominare di fatto i Presidenti di Camera e Senato e… probabilmente anche quello della Repubblica, fregandosene di avere i numeri per governare solo grazie a 24.755 voti (poco più della popolazione di quella megalopoli che è Cesano Boscone!) e alla faccia della volontà di " unire l’Italia".
In ogni caso, nessuno scandalo e niente di nuovo sotto il sole. I giornali continuano ad avvalorale la "normalità" di qeusta situazione e a vedere il tutto come normale dialettica politica, per cui la realtà sarà così; certo che lo spettacolo non è dei migliori.
Romano Prodi al momento mi pare il perno di una ruota terribilmente sbilanciata che gli gira intorno sempre più in fretta… prima o poi, inevitabilmente, per fatica si romperà, la ruota resterà… il perno verrà cambiato.

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Cambiare Milano?

Finita la campagna elettorale per le politiche, comincia quella per le amministrative, ad ogni giorno la sua pena. A Milano cominciano a comparire (in realtà ci sono da qualche giorno, ma con trend in aumento) i manifesti elettorali dei diversi partiti. Gli slogan, per come vedo io le cose, non sempre sono azzeccati, ma testimoniano comunque il punto di visti delle menti che li hanno partoriti.
Ieri mi sono soffermato su quello dei DS. Lo slogan è semplice: "Cambiare Milano". Penso che la fortuna dei DS sia che pochi leggono i manifesti elettorali, perchè sono convinto che nessun milanese abbia mai pensato di cambiare Milano, migliorarla sì, cambiarla mai. Forse sono sufficientemente egocentrico da credere che tutti la pensino come me, ma ne sono fermamente convinto.
Milano ha molti problemi: il traffico, lo smog, poco verde, mezzi pubblici sottodimensionati (soprattutto per la parte sotterranea), ma ha altrettanti pregi.
Milano o la ami, o la odi. Io la amo. Amo il tenero azzurro del suo cielo nei giorni (pochi) di vento, amo la sua atmosfera frenetica, il passo di fretta. Amo anche il soffocante grigiore delle giornate afose, quando sembra che un destno beffardo non voglia darti nemmeno il conforto di una brezza di vento. Amo Milano per le opportunità che offre, perchè culturalmente mette prima la praticità della bellezza e sotto sotto non ha nessun interesse ad apparire bella e monumentale a chi la incontra, perchè per lei importa di più la bellezza interiore. Milano non è la patetica facciata del Duomo, con la sua forma tagliata con l’accetta. Milano è il Duomo visto da Piazza Fontana, la sua abside con quel marmo pulito da poco che mostra il rosa delle sue venature e il gioco di contrasti tra guglie ed archi che culmina nella Madonnina. Milano è Sant’Ambrogio, bella da mozzare il fiato, ma discreta; messa lì di lato alla piazza quasi a non voler disturbare. Milano sono i cortili dei palazzi, anonimi fuori, ma che all’interno nascondono giardini, fontane e tutto quello che si può sognare. Milano non disturba, puoi girarla senza notare nulla di significative, ma se vuoi puoi fermarti ad ogni angolo e buttando l’occhio notare scorci di poesia infinita. Milano sono i suoi lenti navigli, la vita che brulica la sera illuminandoli di voci. Milano è la Pietà Rondanini, che nessuno (o quasi) viene a vedere; perchè è incompiuta, è grezza, non ha le linee pulite di quelle di Roma e Firenze eppure romper gli schemi e mostre idee nuove, sprazzi di genio. Milano è la città del moderno unito all’antico, la città che le bombe non hanno piegato, Napoleone non è riscito a cambiare, perchè al centro ha sempre il Duomo.
E’ una città che non ti distrae se hai da lavorare, ma ti allieta se hai il tempo di girarla a piedi, percorrendo le piccole viette di origine medioevale dove il traffico è un rumore lontano e qualche macchina basta a dare fastidio.
Certo Milano è fatta anche dale macchine in coda, dai PM10. Solo che ce ne preoccupiamo solo a casa o in ufficio, una volta arrivati, perchè nessuno di noi alla macchina vuole (o può) rinunciare e in fondo l’inquiamento è un male necessario. Milano sono le tre linne metropolitane, sempre affollate nelle ore di punta, ma costruire costa. Costa soli e costa disagi e a Milano di soldi lo stato ne da pochi, anche se tanti ne riceve e deve cercare di fare da sè.
Sì perchè Milano cerca di fare da sè. E’ la città dove il privato si affianca al pubblico, dove la carità è più importnare dell’assistenzialismo, dove se una cosa posso farla io, mi infastidisce se lo stato vuole organizzarla lui.
Milano è così. Non vuole cambiare. Migliorare sì, ma nel solco della sua storia, senza rivoluzioni, magari in fretta, ma coi suoi ritmi e la tortuosità delle sue strade.
Non cambiatemi Milano, io la amo così.

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Buona Pasqua

"Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13, 1): Dio ama la sua creatura, l’uomo; lo ama anche nella sua caduta e non lo abbandona a se stesso. Egli ama sino alla fine. Si spinge con il suo amore fino alla fine, fino all’estremo: scende giù dalla sua gloria divina. Depone le vesti della sua gloria divina e indossa le vesti dello schiavo. Scende giù fin nell’estrema bassezza della nostra caduta. Si inginocchia davanti a noi e ci rende il servizio dello schiavo; lava i nostri piedi sporchi, affinché noi diventiamo ammissibili alla mensa di Dio, affinché diventiamo degni di prendere posto alla sua tavola – una cosa che da noi stessi non potremmo né dovremmo mai fare. 
Dio non è un Dio lontano, troppo distante e troppo grande per occuparsi delle nostre bazzecole. Poiché Egli è grande, può interessarsi anche delle cose piccole. Poiché Egli è grande, l’anima dell’uomo, lo stesso uomo creato per l’amore eterno, non è una cosa piccola, ma è grande e degno del suo amore. La santità di Dio non è solo un potere incandescente, davanti al quale noi dobbiamo ritrarci atterriti; è potere d’amore e per questo è potere purificatore e risanante. […]
L’amore del Signore non conosce limite, ma l’uomo può porre ad esso un limite. […]
"Voi siete mondi, ma non tutti": Che cosa è che rende l’uomo immondo? È il rifiuto dell’amore, il non voler essere amato, il non amare. È la superbia che crede di non aver bisogno di alcuna purificazione, che si chiude alla bontà salvatrice di Dio. È la superbia che non vuole confessare e riconoscere che abbiamo bisogno di purificazione. In Giuda vediamo la natura di questo rifiuto ancora più chiaramente. Egli valuta Gesù secondo le categorie del potere e del successo: per lui solo potere e successo sono realtà, l’amore non conta. Ed egli è avido: il denaro è più importante della comunione con Gesù, più importante di Dio e del suo amore. E così diventa anche un bugiardo, che fa il doppio gioco e rompe con la verità; uno che vive nella menzogna e perde così il senso per la verità suprema, per Dio. In questo modo egli si indurisce, diventa incapace della conversione, del fiducioso ritorno del figliol prodigo, e butta via la vita distrutta. 
"Voi siete mondi, ma non tutti". Il Signore oggi ci mette in guardia di fronte a quell’autosufficienza che mette un limite al suo amore illimitato. Ci invita ad imitare la sua umiltà, ad affidarci ad essa, a lasciarci "contagiare" da essa. Ci invita – per quanto smarriti possiamo sentirci – a ritornare a casa e a permettere alla sua bontà purificatrice di tirarci su e di farci entrare nella comunione della mensa con Lui, con Dio stesso.  […]
Il Signore ci purifica, e per questo osiamo accedere alla sua mensa. Preghiamolo di donare a tutti noi la grazia di potere un giorno essere per sempre ospiti dell’eterno banchetto nuziale. Amen!
Benedetto XVI
 
Questo blog si assenta per la Pasqua, tornerà martedì. A tutti auguri di vero cuore. A tutti, destri e sinistri, testedi cazzo o coglioni (in fondo lo siamo un pò tutti), Prodi e Berlusconi. A tutti, perchè in questi giorni c’è qualcosa di più importante a cui pensare, su cui riflettere. Qualcosa, o meglio Qualcuno, che, per chi crede, ha sacrificato se stesso per la salvezza di tutti e con quel sacrificio ha reso importante ogni piccolo aspetto delle nostre vite.

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Trance agonistica

Confermo la mia opinione: le elezioni non le ha vinte nessuno. Almeno politicamente. Detto ciò, se anche solo uno di questi 25000 voti di vantaggio rimanesse dopo i conteggi ufficiali, Romano Prodi ha il diritto di provare a governare. Sulla carta ha i numeri e la legge lo concede. Personalmente credo che il conteggio o il riconteggio non cambieranno molto, che alla fine il governo Prodi ci sarà (e sarà uno spasso, detto tra noi!).
Intanto, però, c’è un omino tarantolato che gira per l’Italia, di cui Corriere e Repubblica non fanno che parlare. Un omino che voleva unire l’Italia, che diveva stravincere le elezioni, che doveva portare la serietà al governo. Beh, quell’omino ha cominciato a proclamarsi vincitore prima ancora di esserlo numericamente, ha già detto che nulla sarà concesso alla futura opposizione (non la presidenza di una camera, non la presidenza delal repubblica, probabilmente nemmeno la presidenza di una commissione parlamentare….) e da due giorni continua a dire che il suo sarà un governo forte, che avrà una forte impronta del premier (cioè sua), che lui sceglieà i ministri… insomma che in piena trance agonistica ha perso il senso della realtà.
Per prima cosa non può pensare di unire il paese, se prima non riconosce quanto sia diviso. E’ il riconoscimento di una realtà, ma si sà che per lui conta la "maestà della legge". E la legge dice che ha vinto per cui al diavolo la metà del paese che non sta con la legge!
Secondariamente si atteggia come un parroco che, convocati i suoi parrocchiani per consultarli, alla fine decide lui su come dirigere la parrocchia. Ma c’è una piccola differenza: il parroco non lo eleggono i parrocchiani e ha un autorità che non deriva da un consenso. Lui, no! O meglio, vorrebbe. Fatto sta che non ha alcuna autorità tranne quella che gli deriva da aver dilapidato un vantaggio enorme, durante una camapgna elettorale. Non ha un partito, non ha portato alcun valore aggiunto (in termini di consensi) alla sua coalizione, ha fatto un numero di gaffe che al confronto Berlusconi pare un dilettante, come fa a pensare di poter dettare legge? Si spiega solo con la trance agonistica, quella botta di adrenalina che si scarica nel sangue.
Passerà qualche giorno e si accorgerà, appena tutti avranno dimenticato lo scampato pericolo e torneranno a coltivare i propri interessi, che la reltà non è quella di un ducetto di provincia (tale si sta atteggiando) con con boria infinita continua a dire che l’Italia è sua e la gestisce lui. L’Italia è spaccata in due, non è sua nemmeno per metà. Governerà, ma i nodi verranno al pettine e, prima o poi, si dimenticherà di essere stato lì, per pochi giorni l’uomo senza potere, più potente d’Italia.
 
P.S. sulla Grossa Coalizione qui si nutrono dubbi. Sarebbe utile per fare riforme, anche impopolare, che servirebbero al nostro paese e ognuno dopo potrebbe disconoscerle, perchè alla fine la colpa sarebbe di tutti e nessuno. Non credo però che vi sia la volontà politica di farle, nemmeno in grande coalizione, per cui sarebbe del tutto inutile e litigiosa.

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