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Archive for dicembre 2005

Avanti con Letizia!

La CdL ha finalmente un candidato sindaco. Inutile dire che qui la si apprezza e molto. Trovo che sia stata un buon ministro, che sia un’ottima persona e che abbia il coraggio di portare avanti le proprie idee. La sua decisione di candidarsi non era affatto scontata in quanto la sfida elettorale è tutt’altro che vinta.
Il sindaco uscente (Albertini) è stato senza dubbio il migliore che io abbia visto (ma essendo piuttosto giovane non ne ho conusciuti poi tanti) e ha avuto il pregio di eliminare l’immobilismo tipico del comune di Milano. E’ stato un buon amministratore, ma nell’ultimo periodo non ha fatto molto e soprattutto non ha risolto i grossi problemi di Milano tra cui il più importante è sicuramente il traffico. Letizia Moratti ci piace anche per come ha impostato la campagna. Ha aperto un sito (www.letiziamoratti.it), con annessi forum su diversi argomenti (chiamarli blog è eccessivo); è sicuramente innovativo come metodo, un modo di aprirsi e riconoscere l’esistenza di una realtà nuova e moltuforme qule è la rete. E’ anche un modo per superare alcune sue “difficoltà” di immagine. Non è certo la persona che gira i luoghi di socialità e dialoga a tu per tu con tutti (vedi Ferrante in centri sociali etc etc, ma lui gioca in casa come prefetto non
faceva altro che dialogare dialogare dialogare), non è nel suo carattere. Questo è un modo per sentire le opinoni dei cittadini senza però doversi trovare in situazioni di disagio.
Avanti con Letizia, anche perchè di là dalle primarie uscirà Ferrante (qualcuno lo dica allo snob..el Dario Fo perchè è l’unico che ancora non lo sa), che in modo legittimo, ma non elegante, è passato dal giorno alla notte dalla poltrona di prefetto a quella di candidato sindaco.

Questo blog sta con Letizia e mi piacerebbe provare a costruire un qualcosa tipo “Blog per Letizia” sullo stile di b4cdl!

P.S. Buon Natale a tutti quelli che hanno la pazienza di leggermi! 😉 I post, già non troppo frequenti saranno pochi da qui al 2!

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Un passo in più nei contorti meandri del mio pensiero…

In realtà, trovo vi siano problemi intrinsechi alla realtà italiana che rendono difficile la creazione
di schieramenti politici “moderni” (diciamo all’americana).
  • 1) Storicamente la nostra politica è caratterizzata da molti partiti. Tangentopoli ne ha eliminati alcuni, ma, in realtà, li ha più che altro frammentati. Basti pensare che all’esperienza DC si rifanno UDC, UDEUR, la DC di Rotondi, gran parte della Margherita e parte di Forza Italia. Ma se fino a 15 anni fa ogni partito o quasi (potrei sbaglirmi ero piuttosto giovane) aveva una differente base ideologica (PRI, PLI, DC, MSI, PSI e PCI avevano basi ideologiche molto diverse), ora le cose sarebbero decisamente più semplici. Io non vedo distinzioni tra RC e Comunisti Italiani e poche tra DS e la galassia socialista, poche anche tra Margherita, UDC e quasi nessuna tra FI e AN. La Lega è un pò una scheggia impazzita, ma almeno ha chiari i suoi obbiettivi.
  • 2) Il maggioritario non ha risolto i problemi. Ha il pregio di aver sostanzialmente imposto un bipolarismo, ma, come rivelano i diversi passaggi di schieramento, dettato più da ragioni di comodo che a comunanza ideale (attenzione non più ideologica). Non si è arrivati a due schieramenti omogenei, ma a due instabili coalizioni elettorali.
  • 3) Noi italiani preferiamo generalmente trattare la politica con le categorie mentali del “Bar Sport”, piuttosto che con gli strumenti suoi propri, per cui se la mia squagra (schieramento/partito) fa qualcosa ha sempre ragione, se lo fa la squadra avversaria è sempre una sciocchezza.
  • 4) Viviamo in una società “incarcerata” da lobby e corporazioni e ogni partito tende a fare propri i desidere di qualche categoria particolare (sindacati, confindustria etc etc.). Questo in sè non sarebbe un problema. Il problema è che nessuno è capace di ammetterlo. Infatti, come io tendo a votare un certo schieramento, perchè più vicino ai miei interessi, così è normale che faccia pressioni una determinata corporazione; ma è assurdo che ogni iniziativa (anche se di parte) venga presentata come il meglio per “il bene della collettività” e si neghi il suo legame con determinati interessi. Probabilmente il problema anche qui è a monte. In Italia i partiti sono mantenuti più dai rimborsi elettorali, che da donazioni e finanziamenti. Questo li porta a riferirsi al “bene del Paese” (o alla sua rovina) a seconda che questo torni o meno a proprio interesse (vedi polemica sulla legge elettorale). Io
    preferirei un sistama basato sull’autofinanziamento, in cui i grandi finanziatori siano volendo noti a tutti. Tutto sarebbe alla luce del sole. Non è poi detto che gli interessi particolarei siano sempre in contraddizione con quelli generali. Anzi scopo della politica dovrebbe essere coniugare interesse particolare con interesse generale.
  • 5) 50 anni di stato sociale ci hanno inculcato (a chi più a chi meno) l’idea che lo stato debba sempre occuparsi di noi. Ciò ha dato alla politica più peso di quello che dovrebbe avere nella vita di tutti gioni. Mel mio pensiero lo stato ( e quindi la politica che lo governa) deve garantire le condizioni affinchè io possa vivere, lavorare, studiare e idealmente provare a realizzare la mia persona. Non deve impormi “il mio bene”, “il mio studio”, “il tipo di contratto di lavoro”. Deve permettermi di pensare alla mia salute, non obbligarmi a pagare per la mia saluta, al limite incentivarmi. Deve permettermi di scegliere come educarmi, non obbligarmi a studiare secondo i canoni di un altro. Deve stimolare la mia creatività e la mia voglia di fare impresa, non dirmi cosa e come devo creare e quali tipi di impresa.
    Insomma, io credo in uno stato “leggero”, con poche regole chiare, che non entri nelle mie libertà, nella mia vita, più di quanto non sia necessario per garantire a tutti le giuste opportunità. Vediamo l’esempio del mezzogiorno: siamo sicuri che tutti i soldi versati (a prescindere da dove siano andati a finire) abbiano aiutato il sud? Il concetto è semplice: se lo stato mi aiuta sempre e mi dà sempre ciò che chiedo, io che necessità ho di fare del mio meglio? Se lo stato mi finanzia qualsiasi opera (non incentiva, finanzia!!), io che interesso ho a fare in modo che quello che constriusco sia ciò che è veramente importante?

Come ieri, mi sono perso nella mia mente… maledetto stream of consciusness
[to be continued]

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Alcune povere e poco argomentate considerazioni politiche. Volevo fare un unico post, ma il
deragliamento del pensiero tipico di chi non ha le idee troppo chiare, mi ha fatto capire che avevo bisogno di molte parole per esprimere pochi concetti. 😉

Le elezioni ormai si avvicinano e voglio fare una piccola riflessione. Il tutto nasce da un disagio: il
dover votare il meno peggio. Chiarisco, come si può notare dalla mia partecipazione al progetto b4cdl, parteggio per uno schieramento. Questo non mi esime, però, da alcune considerazioni critiche sull’attuale maggioranza, che ha lavorato, ma non ha fatto abbastanza, non ha lasciato il segno e purtroppo non ha cambiato il modo di fare politica in Italia. Sarebbe bello che b4cdl potesse in qualche modo aiutare i nostri politici a capire che è ora di cambiare strada.

Il progetto politico del 2001 si basava su un programma, almeno sulla carta, condiviso da tutte le forze politiche. Questo è stato secondo me ciò che ha portato alla vittoria, nella speranza che l’immobilismo della nostra politica potesse essere finalmente superato. La storia purtroppo ci racconta sì di un governo durato tutta una legislatura (per essere pignoli sono stati due, ma almento la maggioranza è sempre stata la stessa), ma di un continuo litigio all’interno della coalizione che ha reso difficile l’approvazione di ogni tipo di legge e portato a provvedimenti sempre frutto di logiche “corporative” differenti incarnate da questo o quel partito. Il tutto condito con la debolezza strutturale di Forza Italia che, se ci pensate, a parte Berlusconi, non è mai stata in grado di difendere alcuna posizione ponendosi come neutrale rispetto alle istanze delle diverse anime; ciò ne ha secondo me determinato il calo di consensi, infatti, a che serve un partito che non si esprime? La mia speranza era che l’esperienza di governo portasse tutta la CdL a convergere verso un partito unico. Così non è stato. Alla prima difficoltà (non solo elettorale) tutti i partiti hanno abbandonoto lo schema unitario e ricominciato a coltivare il proprio orticello cercando così di guadagnare voti e peso all’interno del governo.

Berlusconi stesso ha le sue colpe. Qualche legge “per la sua persona” l’ha certamente fatta, ma non è questo il problema (almeno non mi fa più di tanto scandalo se tutti cercano il loro interesse perchè lui solo non dovrebbe farlo? Il conflitto d interessi è certo più evidente per la sua persona, ma trovo esista un pò per tutti. Almeno lui non lo nega). Il problema è che non è riuscito ad andare oltre la propria persona in senso politico. Ad oggi Berlusconi è indispensabile per sperare di vincere nel 2006, perchè nel bene e nel male, è l’unico in grado di muovere (pro o contro) chi non ha una tessera di partito. Un leader, che sia tale e che abbia in mente un progetto politico di lungo temine, non può accentrare tutto sulla propria persona, dovrebbe cercare di preparare il terreno per il futuro, aprendo le porte ad altri leader (non a lui antagonisti, ma a lui affini) e lavorando per creare una base ideale in cui molti si possano riconoscere. Così non è, a mio avviso. Oggi c’è Berlusconi, quelli che stanno con lui e quelli che gli vanno contro, ma idee pochine pochine. Tutto nel bene e nel male ruota intorno a lui, ma tanti, in parte anche io, si sono disamorati del suo “progetto politico” e credo proprio per la mancanza di una chiara e definità identità.

[to be continued]

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Una bella lettera

Ho letto questa lettera di Valeforn. La trovo splendida. Trovo che sia uno spaccato commovente dello strano paese in cui viviamo, nella sua piena schizofrenia.

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Effetto Nimby!

In questi giorni di proteste in Val di Susa contro i lavori per il collegamento ferrioviaro ad alta velocità (la cosidettà TAV), è ritornato di attualità l’effetto Nimby.
In cosa consiste? Deriva dall’inglese Not In My Backyard, si potrebbe tradurre così: non nel cortile di casa mia. Il fenomeno è semplice: ogni volta che una qualche opera ha un impatto su una determinata zona, nasce inevitabilmente la protesta di chi vi abita.
In Italia vi siamo ormai abituati: al solo pensiero di construire una centrale elettrica, un inceneritore (o più finemente un termovalorizzatore), la pista di una aeroporto, una discarica di rifiuti tossici o qualsivoglia opera pubblica nascono delle proteste. La cosa curiosa e preoccupante e che non nascono riguardo al merito dell’opera, ma solo riguardo alla sua progettata posizione.
Tale effetto è, infatti, l’espressione sublime di come l’interesse e l’egoismo personale sia superiore a qualsivoglia bene comune.
Andiamo al caso TAV. Credo che anche chi protesta in questo momento sia, in linea di principio, assolutamente d’accordo con la costruzione di nuove linee ferroviarie. Eppure non è d’accordo con la costruzione di quella linea perchè passa dalle sua parti.
Ma seguendo questo criterio dove sarebbe possibile costruire alcun chè????
La mia speranza è che questa volta lo Stato non ceda e che per una volta il “bene comune” abbia maggior peso del presunto bene di una parte.
Ma il problema rimane per tutti: siamo disposti a mettere da parte i nostri interessi personali in virtù di un bene per tutti?
La domanda non è nè scontata, nè semplice, ma in un paese come il nostro è fondamentale per poter guardare il futuro con serenità.

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Tocque-ville è una bella città, seppur solo virtuale. Non ne faccio parte, solo perchè reputo di non esserne all’altezza, ma idealmente è lì che vorrei abitare.
Non è molto che seguo la multiforme realtà dei blog, ma la decisione di aprirne uno mio, cui purtroppo non riesco a dare molto tempo, e la passione che è nata verso questo “nuovo” metodo di confronto e comunicazione sono sorte leggendo molti dei blog che ne fanno parte.
In questi giorni c’è un pò di maretta, nata sul caso Sofri. La polemica non mi appassiona, se non per pietà umana nei confronti dell’uomo Sofri. Non mi appassiona perchè non capisco (sarò limitato, non c’è dubbio) il senso della polemica che ne è nata. Qualche cittadino si sente più “liberale” degli altri (una sorta di superiorità morale simile a quella che attanaglia il nostro centro-sinistra?) e pacati insulti sono stati reciprocamente scambiati.
Ora io non posso certo definirmi liberale nel senso che non ho la cultura (intesa come letture) dei gemelli, nè sono conoscitore della politica americana come Rocca. Ma non mi sento di definirmi “illiberale” (a parte che odio definirmi per categorie). Quello che non capisco è il pretendere che la propria opinione, che deve essere certa per poter innescare un dibattito proficuo, sia la Verità. Trovo sia assolutamente giusto partire dalla certezza delle proprie idee, perchè è l’unico modo per averne, ma trovo allo stesso modo che bisognerebbe spiegarsi agli altri e provare ad ascoltare le opinioni altrui concedendo, se non altro, il beneficio del dubbio al proprio interlocutore e cercando di immedesimarsi, partendo dalle proprie certezze, con le ragioni dell’altro. Bollare o etichettare qualcuno vuol dire chiudere la porta, arroccarsi nella fortezza delle proprie certezze, porsi su un piedistallo di superiorità e definire tutto il resto mediocre e inutile. Io questo non lo considero un atteggiamento “liberale”, al limite lo considero spocchioso.
Con ciò trovo che la polemica, dal mio personale punto di vista, sia noiosa.

Io vengo da una formazione tecnica (se mi parlate di strutture metalliche ne so qualcosa), ho versato sangue per cercare di diventare un discreto ingegnere. Incontrando tanti cittadini di Tocque-ville ho trovato un modo per ampliare le mie conoscenza e saziare il mio desiderio di libertà. Per questo devo solo ringraziare i gemelli (per la competenza ideale ed economica), 1972 e Camillo (per il mondo che sanno descrivere), Robinik , Le Guerre Civili , Kagliostro , Harry e molti altri per i sempre utlili spunti che sanno offrire e Wategate per il suo modo irriverente, ma graffiante di affrontare la realtà.

Mi spiace vedere che qualcuno ha l’antica presunzione di conoscere la Verità ( a proposito l’avete sentita per radio la patetica pubblicità del QS???), perchè io la cerco, ma francamente la sua è limitata e certo non mi può soddisfare. Io non smetto mai di cercare.

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