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Archive for dicembre 2007

Menù di Natale

Quello che doveva essere un consueto Natale passato in giro per il Nord Italia ad incontrare parenti vari alla fine, causa orecchioni che con tempismo perfetto hanno colpito la dolce consorte, si è ridotto ad un triste (per quanto possa essere triste il Natale) festeggiamento casalingo (e sostanzialmente solitario… due non è proprio una folla!).

Il momento clou di festeggiamento rimane la sola cena della vigilia coi suoceri. Bene, nella speranza di farvi cosa gradita vi riporto il menù, prendetelo come una sorta di biglietto di auguri…. e perchè no, magari potrebbe esservi fonte d’ispirazione.

Visto che di cuochi in giro non ce n’è, non aspettatevi ricette precise, dosi accurate, tempi di cottura certi. Qui si naviga ad istinto, soprattutto in cucina: il regno del q.b. in poche parole.

(altro…)

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Viviamo in un paese malato. Oggi si “scopre” l’emergenza educazione, ieri si scopriva quella sicurezza, poi c’è la costante emergenza evasione fiscale… ogni giorno porta la sua emergenza. Ogni volta, di fretta e furia, si risponde in maniera reattiva sulle ali dello sdegno “popolare”… poi il tempo passa e lascia il passo ad un’altra emergenza.

Il problema è che tutte queste emergenze denotano come in Italia quello a cui siamo drammaticamente impreparati è la normalità.

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Con ritarto, come sempre ultimamamente riporpongo e aderisco all’appello lanciato da Il Foglio ,  a firma del suo direttore, per una moratoria sull’aborto.

Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne  ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a  quella del veleno farmacologico via pillola Ru486. Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.
La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono duecose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.
Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica.
Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza
e di ragione.

Le buone coscienze che si stracciano le vesti per difendere Caino (cosa buona e giusta), ben farebbero a difendere anche il povero Abele, l’innocente, la vittima colui che non ha colpe.

Forse nelle nostre buone coscienze siamo pronti a difendere i “colpevoli”, più simili a noi nelle diverse miserie, e impreparati a capire chi colpe o errori non ne ha ancora commessi.

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La procedura di vendita di Alitalia ci regala l’ennesima puntata e si conferma ricca di incertezze. Circa un anno fa il governo lanciava una gara per la vendita della compagnia.  La procedura pensata era trasparente e il governo teneva direttamente le redini del gioco. L’unico problema del bando erano diverse clausule, molto restrittive per ogni eventuale acquirente, ma undici soggetti manifestarono interesse per l’acquisto. Di questi solo cinque entrarono nella fase due della gara, per ridursi poi a tre, quindi a due, infine ad uno solo. Anche questo, alla fine, rinunciò. La gara andò deserta.

Ma Alitalia va venduta. Almeno questo è chiaro a tutti, in quanto lo Stato non può più aiutarla, i debiti crescono, i ricavi sono sempre un passo indietro ai costi e in poco tempo, perdendo un milione di euro al giorno, l’unica opzione diverrebbe il fallimento.

Il perspicace governo decide, quindi, di cercare un compratore, ma stavotla senza gara e senza metterci direttamente la faccia. Nomina un nuovo AD della compagnia e lo incarica di interessarsi della vendita. Di fatto ogni scelta rimane al governo dall’alto del suo 49,9%, ma così la faccia non ce la deve mettere Prodi, ma la presta Prato.

Così si arriva ai giorni nostri. Alla fine solo due sono state le offerte non vincolanti, entrambe proveniente da soggetti che parteciparono alla gara originale:

  • Air France-KLM;
  • Ap Holding.

Se qui eravamo a ieri, eccoci all’oggi. Il potenziale compratore doveva essere scelto, per la trattative in esclusiva, a metà novembre… poi ai primi di dicembre, quindi in un CdA di Alitalia previsto per ieri ed infine la scelta è stata ulteriormente posticipata a martedì prossimo. Speriamo non vi siano ulteriori rinvii, ma l’ultimo è il maggiormente significativo in quanto non dovuto a problemi tecnici o dettato dalla voglia di evitare il vuoto di manifestazioni di interesse, ma da pure ragioni politiche.

Entrambi i pretendenti, infatti, scontentano quancuno.

Air France ha dichiarato di condividere il piano Prato, che prevede un drastico ridimensionamento di Malpensa, scontentando in tal modo tutta la lobby lombarda con Formigoni e Moratti (in evidente stato di conflitto di interessi la SEA società che gestisce Malpensa è di proprietà comunale) in testa, ma offre garanzie di solida competenza nel settore, solidità economica e garantisce continuità nell’alleanza Skyteam di cui già Alitalia fa parte.

Purtroppo per lei Air France non è italiana. Questo è il punto di forza di Air One e delle banche che la sostengono (Intesa SanPaolo in testa). Peccato che Air One sia l’unico competitor di Alitalia sulla più ricca tratta italiana (nonchè una delle più profittevoli a livello europeo) la Fiumicino-Linate. Lascia poi perplessi come una piccola compagnia possa comprarne una ben più grossa, con load factor decisamente maggiori, pur nel disastro di costi che la contraddistingue. Insomma ad Air One manca sia la solidità economica (pur con congruo supporto economico) che quella gestionale.

 Alla fine la scelta migliore, a mio parere, rimane Air France (nonostante il fastidio generato dalla parolina che segue Air) per diverse ragioni:

  • è una solida compagnia aerea;
  • permette di sfruttare sineergie già esistenti essendo parte della medesima alleanza;
  • anche se volesse ridurre Alitalia a regional carrier tramite Parigi il mondo sarebbe a portata di mano;
  • non ha alcun interesse a cancellare rotte per il solo gusto di farlo, se una tratta rende, resterà;
  • permette di mantenere un minimo di concorrenza sulla Fiumicino-Linate e Toto (Air One) potrà sempre più cercare di proporsi come alternativa italiana al 100% con il solo buon effetto collaterale di poter avere sempre più concorrenza;
  • la politica italiana, finalmente, uscirebbe dalla gestione diretta, come giocatore, del sistema aereo con il conseguente pregio che la guerra tra poveri degli aeroporti italiani sarebbe legata solo al mercato.

La cosa sconvolgente, però, di tutto l’ultimo anno è la totale incompetenza su come è stata gestita la pratica. Ogni giorno un indiscrezione, ogni giorno una dichiarazione politica (di governo o enti locali), ogni giorno una soffiata a qualche giornale, il tutto su una società quotata in Borsa, causando al titolo andamenti da ottovolante fino all’assurdo di queste ultime. Risultato di oggi Alitalia in Borsa sospesa per eccesso di ribasso (a -7.5%), ma con valore teorico in calo del 20%.

Quando si tratta di società quotate ci vorrebbe maggior cautela e maggior discrezione. Do you know aggiotaggio?

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inzaghi.jpgNo, non sto parlando di Kaka, appena eletto Pallone d’Oro, ne del fortissimo Ibrahimovic. Parlo di Filippo Inzaghi. Ieri, in una partita scialba, è entrato nella storia come miglior marcatore nelle coppe europee con 63 reti.
Non ha molta classe, non ha piedi sopraffini ed, anzi, con la palla al piede non sembra nemmeno a porprio agio. Palla al piede non riuscirebbe a saltare nessuno. Non ha il piedino fatato, non batte punizioni a giro e non ha nemmeno la potenza nelle gambe di tanti altri attaccanti.
Anche il fisico è da giocatore d’altri tempi, smilzo, non troppo alto, non in grado di reggere alcun contrasto spalla a spalla senza cadere, la peggiore torre che un attacco possa desiderare.
Non ha insomma i doni che madre natura ha dato ad altri calciatori: potenza e classe.

Eppure segna, è sempre lì, ha l’astuzia e la capacità di segnare con qualunque parte del corpo, gioca sempre al limite del fuorigioco e sempre appiccicato a qualche difensore. Usa il cervello, l’astuzia e talvolta la simulazione per fare impazzire i difensori.

63 gol nelle coppe non sono certo pochi e poco importa che siano di rapina, di opportunismo, fatti in gran parte di piattone. Rimangono, ci sono ed entrano nella storia.

Certo, non fa sognare, spesso nemmeno ti viene voglia di applaudirlo, ma gli altri la classe ce l’hanno nel sangue, lui è il valore aggiunto di se stesso… alla faccia di madre natura.

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Sono già tra anni, ma sembre ieri. Che emozione trovarci insieme davanti ad un altare a promettere amore eterno. Eterno, per sempre. Che grande mistero. Incontrarti, parlarti e capire che sì, eri tu. Ci sono decisioni che richiedono una vita, altre che si potrebbero prendere in un attimo, ma con una sicurezza che non è di questo mondo. Qualcuno lo chiama destino, altri caso. A me piace pensarlo come il Disegno di Colui che ha pensato il mondo. Ed era il 1999. Cinque anni dopo, eccoci lì con la stessa sicurezza del primo giorno, ma arricchita da cinque anni passati insieme, per conoscersi meglio, per amarsi meglio, per scoprire ogni piccolo dettaglio del proprio essere destinati all’eterno.

Ed ora sono già tre anni. Tre anni in cui abbiamo “costruito” la nostra casa (e chissà quando la finiremo!), in cui abbiamo faticosamente imparato a passare dall’io al noi, riconoscendoci sempre più l’uno per l’altra e scoprendo nel nostro vivere insieme parte della ricchezza del nostro essere umani.

Tra anni con l’eternità davanti. E’ bello sapere che ogni giorno da qui alla fine del mondo potremo sorprenderci vicini, come in questi tre anni. Ogni giorno, anche se fossimo lontani, separati dalle circostanze della vita, perchè uniti in Colui che ci ha creati, che ci ha fatti incontrare, che ci ha pensati insieme.

Del quadro della nostra vita abbiamo appena abbozzato i contorni, ma già è uno splendore. Tutte le altre pennellate le aggiungeremo insieme, come abbiamo fatto finora, pregando il Signore di farci il dono di continuare a lasciarci sorprendere dalla Bellezza che ci ha fatto incontrare, per dare valore anche alle difficoltà che inevitabilmente ci troveremo a incontrare.

Buon anniversario amore

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