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Archive for febbraio 2006

Consigli per gli acquisti

Oggi vi propongo un libro: “Consumatore & marca – Brand Personality e Immagine di Sé” di Giovanni Siri. Lo propongo perchè, benchè sideralmente distante dai miei interessi, tocca dei temi attuali nel mondo di oggi e li tocca in maniera semplice, ma senza troppo semplificare, mantenedo quindi intatto il significato. L’ho apprezzato io, che del mondo del marketing non conosco pressochè nulla, credo lo possiate apprezzare tutti. Di cosa tratta? Del rapporto tra il consumatore (io e tu) e il prodotto. E’ chiaro che nel mondo di oggi il consumo non è più
“razionale”, non compriamo più per il bisogno primario e nemmeno ci orientiamo semplicemente, nella scelta del prodotto, verso la marca “migliore”, cioè che ci da semplicemente la garanzia di un prodotto qualitativamente ottimo. In realtà (non so voi ma io mi ritrovo abbastanza) stabiliamo, questa è l’ipotesi del libro, una relazione tra noi e la marca (il brand). Questa relazione assume tutti i connotati di una relazione tra uomini, con la nsotra personalità che in modo più o meno complesso si relazione con la “personalità” del Brand. Questo apre un varco sul mondo del marketing e della pubblicità. Provate a ragionare sui messaggi che trasmettono le varie campagne, molti ci propongono modelli di un nostro Sè ideale, come a dire che compradolo raggiungiamo quello che vorremmo essere. Ma è vermente questo che ci spinge a comprare? Penso di no. La realtà è sempre più affascinante di ogni suo modello descrittivo!

Ecco la descrizione che ne dà l’autore (retro di copertina):

“Nella vita quotidiana il consumo è ormai un’esperienza che ci avvolge e riguarda tutti gli aspetti del nostro stile di vita. Non solo eventi e oggetti utili e necessari, ma anche il tempo libero, i consumi culturali, la salute sono oggetto di marketing che orienta, sospinge e talora forza i consumi delle persone.Le persone in quanto consumatori, per contro, hanno cercato di umanizzare e personalizzare i processi di consumo attivando tutte le strategie disponibili per esseri colti e intelligenti e sfuggire a un ruolo passivo: strategie di scelta razionale, da un lato, ma anche di colorazione affettiva, dall’altro.In questo incontro tra società dei consumi e del marketing e persone che vogliono vivere esperienze significative e individualizzate, la marca ha giocato un ruolo essenziale: riuscendo a conciliare aspetti razionali e di garanzia con aspetti emotivi e relazionali. Il volume presenta una diagnosi del rapporto tra marca e consumatore sostenendo, anche sulla base di ricerche empiriche, che il punto di incontro più forte tra marca e consumatore consiste nello stabilirsi di una relazione significativa per la persona-consumatore. I modi e l’intensità di questa relazione sono identificati e utilizzati per riflettere sul destino della marca in un momento di apparente ritorno al principio del risparmio e della scelta di convenienza. È possibile che sotto la spinta della necessità oggettiva o della paura si rinunci al valore relazionale della marca? La risposta offerta da questo lavoro di riflessione e di ricerca obbliga a cercare una risposta a questa domanda chiave, uscendo dalla solita opposizione razionale/emotivo per entrare in una visione più umanistica e relazionale dell’agire di consumo.”

Fino a lunedì non ci saranno aggiornamenti. Io me ne vado pochi giorni qui a respirare in pò di aria fresca!

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La vita è bella perchè ogni tanto ci si imbatte in qualcosa che fa riflettere, che condividiamo o meno, ma che comunque ci sorprende. Oggi Il Foglio propone una lettera di Luca Ricolfi, che condivido in tante parti.
Riconosco anch’io che nel nostro modo di vivere la società spesso ragioniamo per ideologie e categorie senza stare troppo attenti (anzi spesso ignorando del tutto) i chiaroscuro della verità. E’ un pò il continuo giuoco elettorale, è un pò il voler mettere la testa sotto la sabbia per non vedere quello che ci disturba, è un pò il non voler mettere in gioco la propria intelligenza. Pensare affatica.
Io mi ci metto per primo e riconosco che spesso ragiono più in base al mio pensiero, che alla verità, più in base al preconcetto, che all’analisi. Per questo mi ha colpito, perchè mi ci ritrovo, io caratterizzato dalla mia inferiorità e indeguatezza morale (quasi antropologica).
La ricerca della verità (sia con la “v” minuscola che con quella maiuscola) è difficile, è un percorso lungo e drammatico, ma penso che valga la pena di provare.
Qui ve la riporto (la lettera, tranne brani che reputo secondari):
Al direttore – Ho trovato molto interessante l’analisi che il Foglio ha dedicato oggi alla “sindrome D’Orsi”, ossia alla paura che ogni studioso di sinistra proverebbe non appena le sue analisi, documentate ma scomode per la sinistra stessa, vengono “strumentalizzate dalla destra”. Possiamo continuare il discorso? Intanto vorrei raccontare il lato personale della faccenda. Ho cominciato ad avere gravissime riserve sulla mia parte politica più o meno venti anni fa, ossia quando mi sono accorto del disastro che la “cultura di sinistra”, profondamente antimeritocratica e chiusa nei suoi clan, stava producendo nella scuola e nell’università. Gli anni dell’Ulivo al governo hanno solo rafforzato i miei dubbi, e ne hanno aggiunto uno nuovo: perché la sinistra, che pure controlla tanta parte della produzione culturale, è così poco interessata a capire come vanno le cose? Perché è così ostinatamente attaccata ai propri luoghi comuni? Perché non va mai a controllare se ciò che dice è vero? I miei ultimi quattro libri, usciti fra il 2001 e il 2006, sono semplicemente tentativi di dare risposte a domande vere sulla società italiana. Non so se le mie analisi siano perfettamente adeguate, ma posso dire che ho scritto quei libri senza conoscere in anticipo le risposte. Naturalmente mi sono chiesto se i miei dati sarebbero stati strumentalizzati, da destra e da sinistra, e sapevo perfettamente che ciò sarebbe avvenuto. Il mio “Dossier Italia” dell’anno scorso è stato agitato da Rutelli contro la destra, e da Follini contro la sinistra. Oggi “Tempo scaduto” è usato dalla destra più che dalla sinistra non perché le sue analisi diano ragione alla destra, ma perché la sinistra – non occupandosi più della realtà – non ha tempo per informarsi sulle cose di cui parla. Mi ha molto colpito, ad esempio, vedere ieri sera l’unico ospite di sinistra invitato a Otto e mezzo che leggeva un contratto con gli italiani falso (nel contratto non si parla di “dimezzamento dei reati”), e parlava di un libro che evidentemente non aveva letto. Se lo avesse letto, si sarebbe difeso assai meglio. I miei libri sono uno shock per la sinistra non perché dicano cose sconvolgenti, ma perché da troppi anni la sinistra dipinge il mondo come non è. Dunque rassicuratevi. Gli elogi della destra, tanto più se vengono da persone come Bruno Tabacci, non mi turbano minimamente. Che dicendo la verità sarei stato considerato un traditore era nel conto. Figuriamoci se non mi aspettavo i rimbrotti dei militanti e le lezioncine dei maestrini “de sinistra”, come li chiamate voi. Quanto ai salotti di ogni genere e specie, ne sto alla larga da sempre. […] Lei mi dirà: allora perché tutte queste precisazioni e distinguo, la lettera al Giornale, l’intervista al Riformista, l’articolo sulla Stampa? Glielo spiego subito. Ho un sogno, che condivido con Piero Ostellino e molte altre persone di destra, di sinistra e non schierate. Più di quante si creda, a giudicare dalle simpatie che sta suscitando la Fondazione David Hume (il manifesto lo trovate sul sito www.polena.net). Il sogno è questo: vivere in un mondo in cui cessi di essere vero quel chediceva Pasolini: “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”. Il sogno, in breve, di un’opinione pubblica adulta, alimentata da giornalisti che fanno i giornalisti, e da studiosiche fanno gli studiosi. Sono stanco di riversare sui politici colpe che sono anche nostre. L’Italia ha i politici che ha anche perché noi – cittadini, giornalisti, studiosi – non amiamo abbastanza la verità, e quindi permettiamo ai politici di essere quello che sono. Ma per me amare la verità significa non solo raccontare cose vere, senza chiedermi a ogni sillaba “a chi giova?”. Amare la verità significa raccontare tutta la verità, non usare trucchetti statistici o retorici per nasconderne un pezzo, e anche non mettere in bocca agli altri quello che non hanno detto. Come vede, la sindrome del “qui lo dico e qui lo nego” proprio non c’entra. Nei giorni scorsi io non ho smentito, attenuato, o rettificato qualcosa che avevo effettivamente detto: semplicemente non ho mai scritto che “i dati dimostrano che sono stati centrati 4 obiettivi su 5”, come mi ha fatto dire un titolo virgolettato del Giornale. Quel che ho scritto, e confermo bit per bit, è che Berlusconi non ha onorato il contratto, ma avrebbe potuto onorarlo se alcune circostanze avverse e imprevedibili non si fossero verificate. Come diciamo in Piemonte, “se mia nonna avesse le ruote sarebbe un tramvai” (tram, in italiano). Perché dedurne, contro le regole della logica, che “mia nonna è un tramvai”?
Cordialmente
Luca Ricolfi

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Dubbi mattutini /3

Perchè Fiorani è in carcere dal 13 dicembre e Consorte è libero?
Perchè Fiorani è stato interrogato (in carcere) 10 volte in poco più di due mesi e Consorte due?
Ci sono prove che Fiorani può ancora inquinare? Può reiterare il reato? Può fuggire? E allora che ci fa a S.Vittore?
Ma la legge è uguale per tutti o dipende dagli amici, delle situazioni e da chi si può inguaiare parlando sotto tortura? Perchè due mesi di carcerazione così detta “preventiva” (per prevenire che?) non sono un modo “civile” e “legalizzato” di tortura e brutalizzare qualcuno?

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Per non dimenticare.

Per non dimenticare una tragedia italiana per troppo tempo nascosta e svalutata. Oggi 10 febbraio Giornata del Ricordo per le vittime delle Foibe.

Su B4cdl alcuni post interessanti, qui uno dei pochi articoli che potete trovare nelle edizioni online dei quotidiani.

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Unione trans…genica

Non bastava Vladimir Luxuria. Rifondazione Comunista prosegue con le sue candidature di ampio respriro, di alto profilo istituzionale e candida anche Francesco Caruso. Interessantissime alcune sue dichiarazioni, che ne svelano l’alto senso civico, la dedizione all’istituzione democratica e l’attaccamento alla libertà.
Riporto da Corriere.it alcune frasi, che sintetizzano il suo efficace programma politico.
«Fanno bene, Fassino e Prodi e tutti gli altri, ad aver paura della mia candidatura. Perché sarò un virus che metterà in discussione i loro privilegi. Sarò il grimaldello dei disoccupati, degli emarginati, dei senzacasa. Meglio essere uno di Hamas all’italiana, che un Mastella alla palestinese». «Li evoco[ i kamikaze, NdSGS], e allora? Non mi sento di giudicarli. Il kamikaze, in fondo, è una forma di disperazione sociale».

Penso di possa tradurre così: mi sono candidato per spezzare le reni all’Unione. Ho intenzione di protestare su tutto e rompere i maroni a più non posso. Il kamikaze è un rispettabilissimo cittadino, socialmente disperato, non lo giudico, perchè vuoi mettere, è colpa del sistema. E’ molto peggio Mastella, i kamikaze non hanno mai ucciso nessuno d’altronde, mentre Mastella si sà è un pericoloso serial killer!
«Traditore di cosa? Io continuerò a stare nei centri sociali, per occupare case, bloccare binari, arrampicarmi sugli alberi e mi piacerebbe anche riuscire a sciogliere il Ros, il Reparto operativo speciale dei carabinieri. Gente pessima. Mi sbaglio o sono indagati per un giro di droga?»

Che bello ve lo immaginate! L’Unione va al governo, decide di costrire una nuova linea ad alta velocità, lui vota in parlamento, esce, si toglie l’abito da parlamentare e va a bloccare i binari e a protestare contro quello che il governo (che lui appoggia) ha deciso! Fantastico questo novello paladino del no e del contro! Poi l’idea migliore, sciogliamo i Ros, ma Caruso non fermarti qui ci sono anche i Gis, i Nas, il Ris, già che ci siamo sciogliamo la polizia e l’arma dei carabinieri che rompono così tanto ai buoni disubbediente come te! Loro sì che sono pericolosi, non i kamikaze!
E mentre Prodi, non ha ancora deciso se dire qualcosa, da poi smentire, o smentire qualcosa che non ha ancora detto o forse ha nasconsto al testa nella sabbia per poter dire che lui non sa niente, non ha visto nulla e non ha sentito alcunchè perchè è più di un anno che prova a pensare al programma…Fausto Bertinotti è nel salotto di Porta a porta e dice: «L’Unione non è una caserma. Ciò che è vincolante è il programma…[beh avere vincoli su qualcosa che non c’è e quando c’è dice tutto e il suo contrario è utile] quanto allo scioglimento del Ros, si tratta di un’opinione personale di Francesco». «Comunque, a Caruso e all’Unione propongo un armistizio.
Ragioni di igiene politica chiedono all’Unione di dismettere un atteggiamento rissoso…»
… io non sono un esperto di igiene politica (che sarebbe poi), ma forse sarebbe il caso che l’unione chiamasse un buon esperto di igiene mentale!

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Citius, Altius, Fortius


Paese strano il nostro. Non siamo mai d’accordo su nulla e abbiamo da protestare perfino sulle olimpiadi.

Sul sito del corriere appare questa notizia. I centri sociali i no-global, i no-tav, i no-qualsiasi-cosa-più-in-là-del-mio-ombelico hanno deciso che protesteranno, durante le olimpiadi, contro le olimpiadi. Ecco alcune frasi: «Scippare la torcia? No, lo escludo. Ma useremo ogni mezzo per farci sentire. Seminari e…», «Quasi ogni giorno succederà qualcosa», «è arrivato il momento di forzare la mano», «oscuramento dei marchi olimpici». Ma perchè ce l’hanno con i giochi? Cosa c’entrano i giochi olimpici con la TAV? Io francamente non lo capisco. Penso che per molti ormai sia una professione: andare contro (tutto e tutti), protestare, autoaffermarsi (illusoriamente) attraverso un “no!”, sfasciare, disfare, vivere a reazioni, tu fai, io disfo, tu crei, io distruggo. Una vita in antitesi. Per cui ora ci sono le olimpiadi e contro le olimpiadi, perchè c’è la Coca Cola, perchè ci sono gli sponsor, perchè è globalizzata, perchè è qualcosa che non ho pensato e voluto io.
Io amo le olimpiadi, per quello che sono: una competizione sportiva. Vi possono partecipare tutti. Il titolo del post è il motto delle olimpiadi: “più veloce, più in alto, con più forza”. E’ un’esortazione a tirare fuori il meglio, a gareggiare ai propri limiti, a dare il meglio di sè. La bandiera olimpica, con i cinque cerchi e i classici colori, vuole idealmente rappresentare tutto il mondo (i continenti, i colori di tutte le bandiere). De Coubertin era un’idealista e vedeva nello sport uno strumento per fare emergere i migliori, le Olimpiadi sono nate da questo suo sogno.
Ora in Italia si protesta. Il presidente Ciampi non riesce a dire più di questo: «Ho fiducia che tutti, cittadini e istituzioni, opereremo concordi per il miglior svolgimento di queste Olimpiadi. Il loro successo è di grande importanza per il Piemonte e per l’Italia. È un’occasione di conferma delle nostre capacità, di rilancio per il nostro sviluppo. Non dobbiamo mancarla. È responsabilità di tutti noi».
Tutto giusto, ma non basta. Le olimpiadi devono essere uno stimolo a dare il meglio di sè e a cercare di guardare un pò oltre al proprio ombelico:”più veloce, più in alto, con più forza”.

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In attesa del debutto di lunedì, B4CdL si trasferisce sul nuovo sito.
Ovviamente il passaggio è dovuto alla enorme quantità di contatti registrata negli ultimi tempi (il blogroll ormai contiene quasi 200 blog!!!), alla possibilità di avere un URL “personale” ed anche alle enormi possibilità che la piattaforma adottata garantisce a partire dalla velocità di dowload e dal NUOVO FORUM.

Insomma è la svolta definitiva.
I prezzi da pagare sono 2, ma molto moooooooooolto piccoli : innazitutto segnatevi il nuovo URL cioè www.B4CDL.com .

Il secondo piccolissimo prezzo da pagare è iniziare a registrarsi sul PORTALE (cosa che permette poi l’accesso a tutti gli altri servizi compreso il forum ed i commenti!) : ci vuole un attimo ed i vantaggi coprono largamente i due secondi di tempo dovuti alla registrazione.

Un grazie di cuore a Kagliostro per aver scritto questo post!

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