Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for gennaio 2007

La lettera della signora Berlusconi pubblicata oggi su Repubblica ha scatenato un putiferio, tutti a pontificare, tutti a giudicare, a moralizzare. Prima notizia sui maggiori siti di informazione…

La vicenda non mi interessa, non mi tange proprio. Non ho letto la lettera e poco mi toccano le motivazioni. In fondo, benchè sia personaggio pubblico, sono fatti del signor Berlusconi e di sua moglie.

Solidarietà a Berlusconi, anzi, perchè per spiegarsi e litigare può andare bene una lettera, anche se preferisco il tete-a-tete, ma Repubblica non è certo il postino più discreto.

Ricordarsi ogni tanto la saggezza popolare non guasta: i panni sporchi si lavano in casa.

 Update: forse ho capito tra moglie e marito ci si affida alle agenzie di stampa per evitare i ritardi delle poste.

 

Read Full Post »

Dice il Ministro Bianchi: “Il mantenimento di una quota da parte del Tesoro è un elemento di discussione. Il mio parere personale, che non intende vincolare nessuno è che sarebbe opportuno mantenere una quota, anche significativa, perché‚ il processo di risanamento di Alitalia potrebbe durare due-tre anni e quindi potremmo dire la nostra“. E ancora a chi gli chiedeva a cosa si riferisse quando parlava di quota significativa, il ministro ha risposto: “Una partecipazione significativa non necessariamente del 20%, ma neanche del 5% che è troppo poco e che consenta all’azionista di dire la propria

Il governo ha pensato una cosa buona, perchè l’intenzione di provatizzare Alitalia, pur con molte incongnite, da alla compagnia qualche possibilità di salvarsi e risollevarsi. Con questa dichiarazione il Ministro sostanzialemente afferma che, se fosse per lui, lo stato dopo la “privatizzazione” dovrebbe tenere una quota importante della società per poter dire la propria. Al di là delle parole vuol dire che lo Stato dovrebbe di fatto poter determinare ancora la politica dell’azienda. Ora chi mai investirebbe in Alitalia se costretto a farlo con lo stesso padrone che l’ha portata allo sfascio: lo stato? Se poi il bando prevede che un cordata possa comprare l’intera quota del tesore…. io mi chiedo, ma l’ha letto il Ministro tale bando? E come mai non ha detto nulla prima e nelle sedi opportune?

Vi riporto, poi, la splendida Andrea’s Version su Il Foglio di oggi…. con tutte le ragioni per cui qualcuno potrebbe desiderare di vendere Alitalia a De Benedetti…. e stiamo sicuri che in quel caso lo stato terrà la sua parte, almeno in parte.

Chi mai vincerà l’asta tanto attesa? Chi mai la spunterà per Alitalia? Indovinala grillo. Ma andando a naso, buttandola in vacca, procedendo come sempre un tanto al chilo, un favorito forse spunta. Considerando che si prese e si tagliò la Gilardini. Tenendo conto che si prese a un certo punto l’Olivetti, e che passate un paio d’ore la sfrondò. Facendo attenzione al fatto che appoggiò il sedere sul Credito Romagnolo, e che dopo un po’ con un fantastico vantaggio se lo amputò. Contemplando le circostanze che lo portarono in capo alla Buitoni, che con un abile gesto poi troncò. Valutando con l’attenzione dovuta l’antica e sorpassata questione della Latina Assicurazioni, di cui prese la testa, e che con ammirevole destrezza poi scorciò. Ripassando con la memoria la storia più recente di Omnitel, il settore strategico che si comprò, rivendette e rasò. Senza contare la questione Mondadori, da cui venne trinciato per un verso ma che per l’altro segò. Rammentando e rimestando tutto ciò, tagliando, mozzando e ritagliando, noi a questo punto lo azzardiamo: se volere è potere, e volare è potare, De Benedetti ha l’Alitalia in tasca.

Read Full Post »

Ieri alle 18 si è chiusa la finestra temporale per la presentazione delle manifestazioni di interesse prevista dal bando per la privatizzazione di Alitalia. Le offerte, a quanto riferito, sono 11. Alcune erano state previste nei giorni scorsi, altre sono uscite un pò fuori dal nulla.

Vediamo nel dettaglio le cordate interessante:

  1. il fondo M&C di Carlo De Benedetti, società per azione creata per investire su aziende in difficoltà;
  2. il fondo Texas Pacific Group, fondo di private equity statunitense;
  3. la società AP Holding di Carlo Toto, il padrone di Air One (AP è il codice vettore IATA dei voli AirONE);
  4. UBM (UniCredit Banca Mobiliare), la banca d’investimento del gruppo UniCredit;
  5. Wonders&Dreams per conto di Paolo Alazraki;
  6. MattlinPatterson GLobal Advisers, un fondo di private equity  con sede a New York, e operante in titoli distressed, cioè “poco” in salute;
  7. TerraFirma Investments, fondo di private equity europeo;
  8. Porcellana Castello SpA, una società di Forlì;
  9. Net Present Value, società di consulenza di direzione aziendale la cui offerta è stata spinta dall’Unione Piloti con il supporto finanziario della Banca di Credito Cooperativo di Roma;
  10. Benstar-Saturn Enterprises, una società di investimento con sede nelle Isole Vergini;
  11. Fabio Scaccia, un professore di materie aeronautiche di un insituto tecnico in provincia di Frosinone.

(altro…)

Read Full Post »

L’authority dell’energia ha aperto un’indagine per verificare l’esistenza di un cartello tra le compagnie petrolifere finalizzato a fissare i prezzi della benzina. Nei giorni scorsi si è inoltre spesa sulla necessità di una liberalizzazione della rete di vendita dei carburanti, mandando su tutte le furie i gestori.

Da queste notizie se ne potrebbe desumere che l’alto prezzo della benzina sia dovuto:

  1. ad un comportamento scorretto (nel senso di distorsivo delle regole di mercato) delle cattive compagnie petrolifere;
  2. dall’inefficienza della rete di distribuzione.

E’ vero? No.

In questo scritto dell’Istituto Bruon Leoni Carlo Stagnaro evidenzia come l’evoluzione del prezzo della benzina in Italia non sia troppo dissimile da quella che avviene negli altri stati del mediterraneo. E’ vero che il prezzo alla pompa è da noi maggiore, ma il prezzo industriale è superiore alla media europea di solo 3-4 centesimi al litro e i margini dei gestori non sono superiori a 2-3 punti percentuali sul prezzo. Il prezzo della benzina è infatti composto per circa il 40% da accise (cioè tasse) e dal 20% di Iva.

Ora. anche fosse vera l’esistenza di un cartello (ipotesi smontata dallo scritto di cui sopra) e ammesso che in effetti il nostro sistema di distribuzione sia non efficente, risolvendo queste due situazioni la riduzione del prezzo non potrebbe essere più che qualche centesimo. La vera colpa dei prezzi alti e sostanzialmente fissi è del carico fiscale (e quindi in ultima analisi dello stato) il cui elevato valore è facilitato, se le mie poche riminiscenze di microeconomia sono esatte, dal fatto che il bene benzina presenta una curva di domanda praticamente rigida, cioè la domanda di benzina varia poco in funzione del prezzo. 

Che ora il governo e le authority si occupino delle compagnie petrolifere e dei benzinai va anche bene, ma non mi vengano a dire che il prezzo della benzina è colpa di queste due “categorie”. La colpa è della tassazione e scaricare la colpa solamente su altri fattori, benchè a costo politico zero,  sarebbe irresponsabile e demagogico, oltre che inefficace e stupido.

Read Full Post »

Silvio Sircana, il portavoce del Presidente del Consiglio Prodi, oggi ha rilasciato la seguente dichiarazione, che qui riporto:

”La stampa e la Magistratura italiana hanno gia’ chiarito a sufficienza questa ignobile vicenda, dimostrando ampiamente la portata della montatura perpetrata ai danni del presidente del Consiglio”.

A chi si riferisce? Si riferisce ad alcuni giornali, pochi tra l’altro, che oggi hanno rilanciato la notizia di un servizio della BBC (pericolosa azienda reazionaria e berlusconiana) in cui Litvinenko fa alcune dicchiarazioni su Prodi. Tale dichiarazioni erano state riportate recentemente da Scaramella, ora la BBC ha mandato in onda l'”originale”.

Benchè da queste parti non si sostenga che Prodi fosse una pericolosa spia, nè che Scaramella sia la fonte di verità assolute (qui potete trovare una discreta sintesi delle puntate precedenti), si trova singolare come il sig. Sircana consideri: i giornali una fonte di certezza e chiarezza (gli stessi che accusa di fare inscenare una montatura, ma si sà che alcuni sono più affidabili di altri e della BBC) e che la magistratura abbia fatto, in modo sconcertante, già chiarezza. Bene, mi risulta che il signor Scaramella sia si oggetto di azione penale, ma non ancora giudicato.

La magistratura inquirente ha fatto le sue indagini e le sue accuse, ma nessuno ha ancora sancito che queste siano la verità, neppure a livello legale, figuriamoci a livello reale.

E’ davvero oggettivo il concetto di chiarezza enunciato da Sircana. Sì, al di là di ogni ragionevole dubbio… sì, un pò come il buco di bilancio lasciato da Tremonti.

Read Full Post »

Politica adattiva

Il nostro “amato” Premier è un genio. Siamo oegoglioni di potervi fornire le tre versioni ufficiali del comunicato con cui il Presidente del Con(s)iglio ha comunicato la decisione di “non opporsi” all’allargamento della base militare in oggetto. Esempio illuminato di faccia di bronzo valida per tutte le stagioni. Le parole hanno un senso, ma l’importante è che chi legge capisca quello che gli si vuole comunicare.

Dichiarazione ai giornalisti: “Il governo italiano non si oppone alla decisione presa dal governo precedente e dal comune di Vicenza con un voto del consiglio comunale a che venga ampliata la base militare americana

Dichiarazione all’ala sinistra della coalizione: “Cari compagni, benchè personalmente contrario a concendere all’imperialismo americano un’altra porzione di territorio italiano, mi vedo costretto a non modificare la decisione presa dagli schiavi filo-americani berlusconiani. Per continuare a favorire gli scopi di un mondo più giusto e più equo, non è in questo momento conveniente inimicarsi ulteriorimente gli Stati Uniti. Sappiate che in ogni caso la colpa è dei fascisti con Berlusconi e il sindaco di Vicenza in testa. Hasta la victoria, siempre!

Dichiarazione all’ambasciatore americano: “ Dear Mr. Spogli, I’m very glad to confirm you that USA can enlarge its military base near Vicenza. Italian Government is proud to be USA allied and to accomodate many important military installation. I’m sorry for the unfortunate pronouncement of many government ministers, which were political oriented only to confuse our common enemy: Berlusconi. God bless USA

Read Full Post »

Il piano di Alazraki, dicevamo, sembra quindi un bel sogno ed coglie alcuni degli aspetti critici dell’attuale situazione. E’, infatti, vero che l’attuale livello occupazionale della compagnia non è compatibile con la sua “produzione” a livello di voli e servizi. L’unica possibilità per evitare esuberi di personale è quindi aumentare i voli, il che implica un aumento sia delle tratte che delle frequenze.

Per evitare di andare in perdita è però necessario focalizzarsi sulle rotte che maggiormente generano profitto. Ad oggi, se consideriamo il riempimento dell’aeromobile, cioè il rapporto tra posti/km offerti e posti/km occupati, le tratte sui cui alitalia mostra il miglior comportamento sono gli intercontinentali. E’ superfluo dire che il peggior comportamento lo mostrano le tratte domestiche dove il rapporto è paurosamente vicino al 50%.
L’attuale flotta Alitalia non concede spazi di manovra  per l’incremento delle tratte intercontinentali. Pochi aerei. Coerentemente con gli obiettivi, Alazraki prospetta un rinnovamento della flotta (meritato pensionamento per i buoni MD-80) e una semplificazione della sua composizione (ad oggi ci sono Airbus, Boeing, Embrear e ATR!).

Data l’età media dei velivoli e i numeri la semplificazione sarebbe probabilmente possibile passando ad una flotta tutta Aribus, rinunciando ai pur ottimi 777, in modo da mantenere in linea di voli gli attuali velivoli del costrutore europeo.
Nell’ottica dell’espansione rientrano l’uscita dall’alleanza Skyteam (dove troppe diventerebbero le sovrapposizioni con Air France e Delta) e l’idea di mantenere e specializzare i due hub: un Fiumicino focalizzato sul traffico turistico e Malpensa sul versante business.

Il programma è quindi autocoerente, il che è già qualcosa.
I punti oscuri nascono da altre considerazioni. Sentendo l’intervista a Radio24 se ne desume facilmente quanto il personaggio sia ambizioso e quanto sicuro di poter fare un buon “investimento” prendendo il controllo della compagnia, ma i soldi richiesti sono molti, sia per la situazione finanziaria attuale, che definire tragica è poco, sia per gli investimenti prospettati: gli aerei, pur con contratto di leasing, non constano poco, anzi. Non è chiaro e non è stato ben spiegato da dove usciranno tuti questi finanziamenti (si parlava ieri di 5milardi di euro per tutta l’operazione).

Il panorama dei possibili concorrenti, d’altro canto, non è splendido. Un’eventuale ipotesi di acquisto da parte Air France significherebbe (business is business) un forte ridimensionamento della compagnia e la sua riduzione a livello nazionale ed europeo, in maniera tale da intercettarne i passeggeri a Parigi sulla rete Air France per tutti gli altri voli.

Le compagnie aerei italiane presentano altri problemi. Un’eventuale fusione con Air One ricreerebbe il monopolio sulla Roma-Milano, in più le due compagniie hanno diverse tratte comuni, trascurando il fatto che Air One rispetto ad Alitalia è una briciola. Il lato positivo è che, Lufhtansa permettendo, non potrebbe che nascerne una spinta sullo sviluppo del lungo raggio dove Air One è attualmente assente.
Meridiana ha problemi simili, col difetto ulteriore di non avere quel patrimonio netto di 100 milioni di Euro rischiesto dal bando, anche se su quest’ultima clausaula potrebbe metterci qualcosa Aga Khan.

L’altra ipotesi che fortemente circola in questi giorni è di un interessamento di alcuni fondi di investimento. Ieri circolavano i nomi di Rothschield, in abboccamenti con Intesa Sanpaolo per avere un minimo di italianità, e di Texas Pacific Group. Sotto questo versante nulla è però chiaro e men che meno c’è un’idea di piano industriale.

Il 29 gennaio si avvicina. I rischi del bando sono dati dalla sua genericità a livello quantitativo e dell’eccessiva precisione a livello di requisiti politici (nazionalità, occupazione, servizio). Il rischio è che il bando non ottenga risposte o che quelle ottenute non siano soddisfacenti.

In più per attrarre eventuali investitori anche i sindacati ci mettono del loro. E’ confermato lo sciopero del 19 gennaio, un altro bel biglietto da visita per una compagnia aerea in ottima salute.

Read Full Post »

Older Posts »