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Archive for the ‘Alitalia’ Category

Mentre in Italia ci ostiniamo a discutere se nel caso di Alitalia sia più opportuno l’accanimento terapeutico o l’eutanasia, nel mondo delle compagnie aeree qualcosa di importante si muove in seguito alla firma dell’accorso Open Skies tra UE e USA.

Questo accordo, in un certo senso, liberalizza (anche se un po’ alla Bersani, cioè in maniera non propriamente simmetrica) i voli tra Europa e Stati Uniti. In particolare, le compagnie di entrambi i continenti potranno volare da qualunque città europea ad una qualunque statunitense (le compagnie americane potranno anche effettuare voli interni europei, cosa invece proibita a quelle europee su territorio statunitense, qui sta l’asimmetria).

Stamani Delta ed AirFrance hanno reso noto un accordo che consentirà l’ingresso di Delta a London Heathrow e aumenterà complessivamente l’offerta intercontinentale dei due vettori. Questa potrebbe essere il primo passo verso una più ampia integrazione delle attività delle due compagnie.

In un fututo, magari non troppo lontano, questo genere di joint venture potrebbe essere estesa ad altre compagnie Skyteam o imitata da altre alleanze.

Il mondo si muove…. e noi siamo ancora qui a parlare di compagnia di bandiera.

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Ieri le magnifiche menti che si trovano ai vertici di Alitalia, ovviamente in accordo con l’azionista di maggioranza, hanno partorito l’ennesimo piano industriale dell’azienda stavolta chiamato di sopravvivenza.

Questo prevede, con eccezionale originalità, diversi esuberi di personale e un non precisato ennesimo aumento di capitale. Per il resto enuncia volontà più o meno generiche che potrebbero sembrare un programma di Veltroni. Tra queste:

  • il “riposizionamento” su Malpensa – leggasi riduzione attività;
  • lo sviluppo su Fiumicino;
  • una riduzione della flotta sia a medio-corto raggio, che in minor misura sul lungo raggio.

oltre ad altre più vaghe idee come il recupero dell’efficenza ed il mantenimento del brand.

Tutto sommato è un piano ragionevole, ma solo in una prospettiva di riduzione dei costi con annesa riduzione dei ricavi, e ridimensionamento delle attività ad un livello prevalentemente regionale. Uno scenario perfetto per renderla appetibile a compagnie aeree europee tipo Air France o Lufthansa.

C’è il riconoscimento che il destino inevitabile sia quello di diventare una compagnia regionale ed in effetti allo stato attuale è questa addiritura una prospettiva ottimistica.

Ma quello che negli ultimi giorni mi ha piuttosto schifato è stato il gioco della politica, che anche in questo caso, ha operato per difendere i propri interessi più che quelli dell’azienda o degli utenti.

La diatriba Fiumicino-Malpensa dura da talmente tanto tempo che quando torna in auge, come in questi giorni, bisogna turarsi il naso per non sentire la puzza di vecchio. E’ tutta un gioco politico: Alitalia così com’è, senza soldi, senza certezze e senza possibilità d’investimenti non è in grado di gestire due hub. Quindi deve scegliere. Tutto questo è lapalissiano.
Qui entrano in gioco i differenti interessi politici e sindacali con da un lato governo e confederazioni nazionali e dall’altro enti locali milanesi e lombardi con le rappresentanze sindacali lombarde che mettono sù un teatrino degno dei bambini che fanno a gara a chi ce l’ha più lungo.

La figura peggiore in questo caso l’hanno fatta Formigoni, Moratti e Penati quando, arrivati a livelli di teatro dell’assurdo, hanno cercato di “forzare la mano” minacciando di togliere slot sugli scali milanesi in caso di riduzione delle attività su Malpensa.
Tutto ciò è sensato da un punto di vista di interessi “corporativi”, ma visto che Alitalia è praticamente fallita, sembra più di vedere degli avvoltoi litigarsi i resti di un cadavere. In più il Comune di Milano è azionista di controllo di SEA che gestisce gli aeroporti di Milano e il tutto, minacce comprese, rientra nel quadro del conflitto di poteri politici e inquina qualsiasi logica di mercato  in quanto, un eventuale riduzione degli slot concessi ad Alitalia ,non sarebbe stata dettata da ragioni di mercato (nessuno può oggi prenderne il posto), ma da ragioni di ripicca poltica.

Ma in qualche modo, neanche la riduzione della attività su Malpensa rientra in logiche di mercato… e anche qui c’è, come in tutto il piano industriale, lo zampino non trasparente del governo. Prodi e i suoi hanno fatto una figuraccia leggendaria con la procedura di vendita miseramente fallita negli scorsi mesi ed ora cercano di vendere in modo meno “trasparente” scaricando le responsabilità (per lo meno a livello di immagine) sul management della compagnia, nel tentativo di non fare figure peggiori.

Alla fine la politica fa male alla salute… sia di Alitalia che di tutti i poveretti che con essa devono volare.

Tutto sarebbe più facile se Alitalia fosse privata e lo fosse anche SEA, perchè almeno sarebbe il mercato a decidere… e si sà che in questo è decisamente più efficiente della politica.

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UPDATE /2: Il Ministro Bianchi ha dichiarato

“L’importante comunque e’ che Alitalia non sia svenduta. “Avremmo pouto vendere un anno fa e anche ora ma senza tenere conto dei nostri obiettivi. Io credo che dovremo continuare a insistere su questi”. 

della serie errare è umane, perseverare è da Prodi. Come diavolo pensa di fare signor Ministro a non “svendere” un’azienda praticamente fallita??? Lo sa che l’unica cosa che sta vendendo è un “bacino” di passeggeri? Cosa le fa pensare che quello che ha fatto fallire la gara, “i nostri obiettivi”, non farà fallire anche trattative private? Oppure facendo le cose in maniera meno trasparente spera di fare un affare? Ci faccia sapere…

UPDATE: ovviamente anche MattlinPatterson conferma di essersi già ritirato, ovviamente a Maggio…. lo sapevano tutti tranne il Ministero…. va beh.

Anche Air One si è ritirata dalla gara… ora in gara non rimane di fatto nessuno, ma il Ministero del Tesoro in un comunicato sostiene che la gara va avanti. In gioco, secondo loro, c’è ancora Mattlin Patterson. Formalmente è vero, di fatto la presenza del fondo, rientrato in gara da solo dopo l’uscita di TPG è stato snobbato fino ad oggi da tutti.

Come dice oggi Massimo Mucchetti sul Corriere si sono persi sette mesi è il fallimento, più che un fantasma, è una presenza reale, tangibile e quasi inevitabile. Un peccato. La gara era un occasione sprecata per troppi lacci e lacciuoli, per troppe condizioni imposte ai partecipanti su quasi tutto, quasi che la compagnia fosse una preda ambita, in salute e la gara un modo per far cassa.

Ora Alitalia rischia di non andare da nessuna parte, ma non in senso figurato riguardo alal sua proprietà, ma in senso geografico… niente più voli: si chiude bottega. Ma a gara va avanti… e le uniche cosa che resteranno nel cielo sono le buone intenzioni che l’hanno ispirata, lievi come l’aria che solcano gli aerei.

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Alla fine ne è rimasto solo uno. No, non è perchè la gara era tesa, la preda ambita e i continui giochi al rialzo hanno scoraggiato i più; semplicemente a poco a poco, tutti i pretendenti hanno mollato a causa delle cose dette e non dette nel bando, dei vincoli troppo stringenti e delle rischieste “politiche” (posti di lavoro o italianità). Hanno lasciato gli americani e oggi i russi. Guarda caso rimangono solo gli italiani, il patron di una compagnia di dimensioni topolino anche rispetto alla martoriata Alitalia. Ma questo comandante coraggioso ha le spalle coperte… è italiano ed ha dalla sua parte le banche e la politica. Insomma era l’unico con le vere carte in regola per vincere; sì vincere correndo da solo. Purtroppo di suo non ha i capitali, ma lì entra la Bazoliniana IntesaSanPaolo: i soldi li mette lei e sicuramente, ma sicurmante lascerà totale libertà d’azione(?).

 Tutti contenti dunque. Lo sarà il governo, salva è la faccia, salva la bandiera italiana. Forse un pò meno lo saranno gli utenti a vedere un nuovo sotanziale monopolio sulle rotte interne (in particolare la Roma-Milano), perchè sicuramente per sostenere l’occupazione val bene la pena di chiudere un occhio su queste piccole bagatelle da estremisti liberali. E poi vuoi mettere con l’italianità?

Alla fine il costo tanto, come sempre, lo pagheranno gli utenti, i cittadini quei poveracci (ma sicuramente ricchi se vanno in aereo) che devono volare per ragioni di lavoro o personali in Italia.

Alla fine tutti contenti, perchè con soluzione all’italiana, nessuno può dirsi perdente in una gara dove c’è un solo partecipante.

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 In questi ultimi due giorni ho vissuto di tutto. Ho perso una coincidenza nel peggior aeroporto del mondo (CDG) e non per colpa di Alitalia, ho girato il suddetto aeroporto per 2 ore 2, per cercare un bagaglio perso nella pancia del gigante, ho visto la signorina di air france chiamare tutti gli uffici bagagli dell’aeroporto, uno per uno, ma non scorrendo una lista, ma facendosi dare di bvolta in volta un numero nuovo. Il tutto con la sensazione che nenche lei sapesse bene cosa fare. E per un momento mi è sembrato che il mio fosse un paese normale…

Ho partecipato ad un workshop in cui tutti, dagli inglesi agli americani passando per i francesi, lamentavano la mancanza di giovani ingegneri competenti…. a parlare, unici italiani, io ed un mio collega entrabi sotto i 35 anni. E per un attimo mi è sembrato di vivere in paese avanzato…

Dopo aver mangiato poco e male per tre giorni, l’ultima notte, gentilmente offerta da Air France che per prolungarci il soggiorno ha deciso di annullare un paio di voli, l’ho passata in un albero stile casa degli orrori, ma con un risotrante all’altezza… poi ho pagato 15 euro per un bicchiere di armagnac… e pensato che l’Italia è il solo grande paradiso del palato, perfino a buon mercato.

Finalmente arrivo a Milano, scendo dall’aereo, entro a Malpensa e in pochi attimi ecco il mio bagaglio, prendo il trenino per cadorna straordinariamente pulito e puntuale, poi corsa in metropolitana e in poco tempo sono in ufficio. E per un attimo credo che il mio sia un paese efficente.

Poi, apro il giornale… le solite bagatelle politiche, sempre le stesse storie, di telefonate, battute ed aria fritta… e penso, che forse, mi sono solo illuso di vivere nel bel paese e che le prospettive future di tutti gli altri sono decisamente migliori delle nostre, di quello di un paese in cui la politica tira a campare, ballando e scherzando sul futuro di tutti.

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Nubi all’orizzonte

Cosa resterà di quest’Alitalia?

Ormai è chiaro che sarà una classica privatizzazione all’italiana. Telecom docet.

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Oggi scadevano i termini per proporre aggregazioni tra i 5 partecipanti rimasti in gara per l’acquisizione della compegnia di bandiera. Dai cinque pretendenti rimasti in campo dopo la prima scrematura ne sono rimasti tre:

  1.  MatlinPatterson Global Advisers LLC e Texas Pacific Group Partners V, L.P., che avevano manifestato interesse disgiuntamente e che hanno comunicato l’intenzione di aggregarsi in una cordata, assieme a Mediobanca Banca di Credito Finanziario S.p.A.;
  2. UniCredit Banca Mobiliare S.p.A., insieme a il suo “cliente” Aeroflot Russian Airlines – Joint Stock Company, la compagnia di bandiera russa;
  3. Air One, o meglio, per essere precisi Ap Holding.

E’ sparito dall’orizzonte  M&C di De Benedetti che si è ritirato dalla gara.

Le offerte preliminari andranno presentate entro il 16 di Aprile, ma il ministero del Tesoro, nel suo comunicato, si riserva di ammetterle o meno alla gara previa verifica dei requisiti.

Per fare ordine nelle idee si può dire che tramite due banche (Mediobanca e Unicredit) le prime due cordate rimaste hanno una parvenza di italianità (richiesta dalla gara), ma l’acquirente finale rimane estero: da un lato una coordata anglo-americana, dall’altro una russa. La cosa, personalmente, non mi crea problemi, ma temo che ne creerà al governo. Se l’ammissione delel due cordate venisse confermata pensa che TPG e MatlinPatterson si troverebbero sicuramente in vantaggio sia sotto il profilo dell’affidabilità economica che sotto quello delle valutazioni politiche, ma in questa ri-edizione economica degli schieramente della guerra fredda, visto chi c’è al governo non mi sorprenderebbe nulla… nemmeno il paradosso di una gara deserta per non conformità dei concorrenti ai requisiti “politici” di un bando economico.

Discorso diverso si può fare per Ap Holding che ha dalla sua parte l’indiscutibile italianità, sul fornte economico le spalle coperte da Intesa-SanPaolo e sul fornte politoc la strada spianata. Purtroppo se acquisisse Alitalia sorgerebbero problemi sul lato antitrust nel mercato interno, mancherebbero vere sinergie industriale (le rotte delle due compagnie attualmente si sovrappongono in gran parte) e, mio punto di vista, mi rimane oscuro come un bassotto (Air One) possa mangiarsi un alano (Alitalia) per quanto malato sia, senza beccarsi la stessa malattia (i debiti sono infettivi).

Dei tre pretendenti la cordata più solida appare quella guidata da Texas Pacifi Group… ma se il criterio e il lume che governa l’economia italiana è l’identità nazionale l’unico possbile vincitore è Air One. Staremo a vedere la sola certezza è che senza una veloce iniezione di capitali ed investimenti in Alitalia, la compagnia andrebbe verso il definitivo fallimento, con buona pace di governo e sindacati. La peggiore delle soluzioni possibili.

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