Finirà il petrolio?
Giugno 20, 2007 di SGS
La risposta è sì. Molto probabilmente finirà, come finiranno il carbone, i diamanti, l’uranio e in generale tutte le risorse minerarie non rinnovabili.
Il problema è solo capire il quando. Qui le teorie sono le più disparate e guardare al prezzo del petrolio di oggi può non essere d’aiuto. Perchè? Perchè tale prezzo non dipende in maniera semplice da curve di domanda e di offerta, non è cioè un vero e proprio prezzo di mercato, con l’aggravante che non esiste “un” petrolio, ma molti tipi ed ognuno presenta diverse sfruttabilità e diverso prezzo.

Recentemente è stato lanciato un allarme (non è il primo nè sarà l’ultimo) pubblicato sull’ Indipendent. Questo giornale non ha fatto altro che rilanciare le ultime previsioni dell’ASPO, un associazione nata per effettuare studi sul picco di produzione del gas e del petrolio. Tutta l’attività dell ASPO si basa sulla teoria del peak oil. Questa teoria prevede, semplificando un pò, che lo sfruttamento globale delle riserve di petrolio segua, nel tempo, un andamento a campana e che una volta raggiunto il picco massimo di produzione, questa non possa che calare. In più, la quantità di riserve globalmente sfruttabili è rappresentata dall’area sottesa alla curva per cui, giunti al picco, si può stimare sulla base dei consumi e di quanto prodotto fino a quel momento quando tempo “manca” all’esaurimento delle riserve.
Questo è ovviamente un modello semplificato e la sua validità è tremendamente discussa. La sua fortuna è che l’idatore della teoria del picco (Hubbert) riuscì a prevedere in maniera più o meno corretta il picco di produzione negli USA (lo previde tra il 1965 e 1970 e avvenne nel 1970). La sua sfortuna sta nel fatto che l’area USA è quella che più intensamente è stata sfruttata e monitorata storicamente, mentre per altre aree, in cui sono accumulate la maggior parte delle riserve, non esistono dati su produzione e riserve tanto chiari, dettagliati e soprattutto pubblici.
In ogni caso, qualche segnale che l’era del petrolio a basso prezzo sia finita c’è, in quanto negli ultimi anni ( e per ultimi intendiamo gli ultimi 30) non ci sono state scoperte di giacimenti giant o supergiant e si è andati ad esplorare aree sempre più insidiose dal punto di vista climatico e tecnologico… in sintesi aree difficili.
Il problema è che veniamo da 30 anni di bassi prezzi del greggio con conseguente basso incentivo all’investimento nella ricerca di nuove risorse e non è chiaro quale sia la causa e quale l’effetto tra l’andamento dei prezzi e la scoperta o meno di nuove risorse.
(continua - forse)


Sencondo alcuni articoli che avevo letto recentemente alcuni scienziati considerano che quest’ultimo sia gia’ stato raggiunto e gli effetti si dovrebbero cominciare a sentire gia’ da un paio d’anni.
Le risorse, magari ora non cosi facili e a buon mercato ci sono. tutto sta a gestire il periodo di transizione -e forse anche ridimensionamento (anche a favore dei paesi che si affacciano ora al ‘benessere’).
Quello che mi spaventa non e’ che il petrolio finisca di colpo ma che comincera’ a scarseggiare…
Ma che il picco sia stato raggiunto ho dei dubbi… più che altro poche certezze si hanno su paesi con immense riserve come Arabia Saudita o Iran (per non parlare dell’Iraq). Sicuramente l’area statunitense è in declino (anche se le acque profonde del Golfo del Messico e l’Alaska pare offrano notevoli prospettive), come il Mare del Nord…
Quello che mi lascia perplesso è che nel secolo scorso più volte si è parlato di “fine del petrolio” in corrispondeza di diverse crisi petrolifere e sempre alla fase di scarsità ne è seguita una di eccessiva abbondanza caratterizzata da bassi prezzi e conseguenti scarse ricerche. Staremo a vedere se la storia si ripeterà e se al momento siamo solo in attesa che i tempi di “risposta” della produzione si adeguino all’aumentata domanda.
Infatti, per evitare improvvisi cambi di rotta sull’energia, è bene che il passaggio ad altre fonti (ma al momento non so quali possano essere) avvenga in maniera progressiva e non improvvisa e eventuali prezzi nuovamenti bassi del greggio certo non favorirebbero alcun riconversione.
Una cosa curiosa riguarga il gas… fino a pochi anni fa (e in parte tutt’ora) il gas presente in molti giacimenti con riserve di petrolio… veniva bruciato… pensa che spreco.
Credo che il prezzo basso ce lo possiamo scordare anche per il fattore-Cina, che sta succhiando sempre più greggio e non ha certo in mente di ridurne il consumo, anzi…
Ma basso come qualche anno fa sì, credo anch’io. Ceme giustamente dici la Cina e l’India sono voraci di petrolio e il loro consumo non può che crescere (mentre i paesi “occidentali” tendono a “ottimizzare i consumi”. Il prezzo di oggi però è probabilmente piuttosto alto.