Dove va Alitalia? /2
Gennaio 11, 2007 di SGS
Il piano di Alazraki, dicevamo, sembra quindi un bel sogno ed coglie alcuni degli aspetti critici dell’attuale situazione. E’, infatti, vero che l’attuale livello occupazionale della compagnia non è compatibile con la sua “produzione” a livello di voli e servizi. L’unica possibilità per evitare esuberi di personale è quindi aumentare i voli, il che implica un aumento sia delle tratte che delle frequenze.
Per evitare di andare in perdita è però necessario focalizzarsi sulle rotte che maggiormente generano profitto. Ad oggi, se consideriamo il riempimento dell’aeromobile, cioè il rapporto tra posti/km offerti e posti/km occupati, le tratte sui cui alitalia mostra il miglior comportamento sono gli intercontinentali. E’ superfluo dire che il peggior comportamento lo mostrano le tratte domestiche dove il rapporto è paurosamente vicino al 50%.
L’attuale flotta Alitalia non concede spazi di manovra per l’incremento delle tratte intercontinentali. Pochi aerei. Coerentemente con gli obiettivi, Alazraki prospetta un rinnovamento della flotta (meritato pensionamento per i buoni MD-80) e una semplificazione della sua composizione (ad oggi ci sono Airbus, Boeing, Embrear e ATR!).
Data l’età media dei velivoli e i numeri la semplificazione sarebbe probabilmente possibile passando ad una flotta tutta Aribus, rinunciando ai pur ottimi 777, in modo da mantenere in linea di voli gli attuali velivoli del costrutore europeo.
Nell’ottica dell’espansione rientrano l’uscita dall’alleanza Skyteam (dove troppe diventerebbero le sovrapposizioni con Air France e Delta) e l’idea di mantenere e specializzare i due hub: un Fiumicino focalizzato sul traffico turistico e Malpensa sul versante business.
Il programma è quindi autocoerente, il che è già qualcosa.
I punti oscuri nascono da altre considerazioni. Sentendo l’intervista a Radio24 se ne desume facilmente quanto il personaggio sia ambizioso e quanto sicuro di poter fare un buon “investimento” prendendo il controllo della compagnia, ma i soldi richiesti sono molti, sia per la situazione finanziaria attuale, che definire tragica è poco, sia per gli investimenti prospettati: gli aerei, pur con contratto di leasing, non constano poco, anzi. Non è chiaro e non è stato ben spiegato da dove usciranno tuti questi finanziamenti (si parlava ieri di 5milardi di euro per tutta l’operazione).
Il panorama dei possibili concorrenti, d’altro canto, non è splendido. Un’eventuale ipotesi di acquisto da parte Air France significherebbe (business is business) un forte ridimensionamento della compagnia e la sua riduzione a livello nazionale ed europeo, in maniera tale da intercettarne i passeggeri a Parigi sulla rete Air France per tutti gli altri voli.
Le compagnie aerei italiane presentano altri problemi. Un’eventuale fusione con Air One ricreerebbe il monopolio sulla Roma-Milano, in più le due compagniie hanno diverse tratte comuni, trascurando il fatto che Air One rispetto ad Alitalia è una briciola. Il lato positivo è che, Lufhtansa permettendo, non potrebbe che nascerne una spinta sullo sviluppo del lungo raggio dove Air One è attualmente assente.
Meridiana ha problemi simili, col difetto ulteriore di non avere quel patrimonio netto di 100 milioni di Euro rischiesto dal bando, anche se su quest’ultima clausaula potrebbe metterci qualcosa Aga Khan.
L’altra ipotesi che fortemente circola in questi giorni è di un interessamento di alcuni fondi di investimento. Ieri circolavano i nomi di Rothschield, in abboccamenti con Intesa Sanpaolo per avere un minimo di italianità, e di Texas Pacific Group. Sotto questo versante nulla è però chiaro e men che meno c’è un’idea di piano industriale.
Il 29 gennaio si avvicina. I rischi del bando sono dati dalla sua genericità a livello quantitativo e dell’eccessiva precisione a livello di requisiti politici (nazionalità, occupazione, servizio). Il rischio è che il bando non ottenga risposte o che quelle ottenute non siano soddisfacenti.
In più per attrarre eventuali investitori anche i sindacati ci mettono del loro. E’ confermato lo sciopero del 19 gennaio, un altro bel biglietto da visita per una compagnia aerea in ottima salute.


quando scrivi di aerei mi appassioni.
Sembra tu ne sappia parecchio.
Grande Stefano.
Ciao Daverik!! Ben tornato!
Sì gli aerei sono la mia passione da quando, folgorato sulla via di Palermo, all’età di sette anni ho fatto il mio primo volo. Da allora sono cmabiate tante cose, ma vederli stare, in cielo è sempre un mistero benchè ne sappia il come e il perchè!!!
allora spiegami una cosa. Come mai ci si ostina con la vecchia forma a tubolare da decenni oramai e su quel versante non si intravvedono novita’?
Anche la velocita’ di crociera poi e’ la stessa da anni. E’ la velocita’ del suono una limitazione?
La forma tubolare è la più utilizzata negli aerei pressuruzzati per una ragione piuttosto semplice (in realtà ve ne sono pure diverse varianti con sezione ovale B737 o con doppio ovale, ad esempio MD 80) perchè è quella strutturalmente più efficente quando la pressione interna della cabina è superiore a quella esterna. Ogni eventuale spigolo presente creerebbe concentrazioni di sforzo.
Sulla velocità di crocera il limite è settato più dall’economicità che da altro. TUtti gli aerei moderni volano in regime transonico… cioè la loro velocità di crocera è lievemente inferiore a quella del suono, mentre sulle ali in alcuni punti la velocità è al limite, vicinissima, a quella sonica. L’eventuale formazione di onde d’urto sulle ali aumenterebbe notevolmente la resistenza delle stesse. Un regime supersonico, inoltre, sarebbe poco compatibile con le esigenze di “basse” velocità di decollo e atterraggio tipiche di un velivolo civile, in quanto comporterebbe una forma del profilo alare completamente diversa se ottimizzata in condizioni di crociera. Tecnologicamente si potrebbe fare, ma, come dimostra il Concorde, non sarebbe economico farlo.
Il nuovo boeing (il 787) dovrebbe garantire velocità lievemente superiori alle attuali, con la stessa economicità. Vedremo.
insomma mi confermi che per andarmene in Australia per i prossimi decenni ci vorranno sempre 24 ore (se tutto va bene)….
temo di sì… mi sa che per ridurre i tempi servirebbe il teletrasporto (o voli extra-atmosfera…
;-(